il settimanale sulla convergenza Numero 159 del 28 giugno 2001 - Anno VI
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NANI E BALLERINE: PARTE LA SETTE Con uno share del 13.70% e 2.379.287 telespettatori, l'inaugurazione de La Sette ha segnato il punto più alto dell'ascolto di TMC dalla sua nascita. Peccato. Non perché ci spiaccia per la nascita del nuovo polo televisivo, anzi, ma di questa caotica e trafelata inaugurazione non si è capito il senso. Saranno state le esigenze della concessionaria, che si dice abbia già riempito il palinsesto, sarà stato un colpo di calore di Pelliccioli, fatto sta che la festa non ha trasmesso nulla del futuro canale ai telespettatori, perché del nuovo canale effettivamente poco pare ci sia. Dunque perché fare adesso il lancio se tutto partirà a settembre? Abbiamo assistito a una versione festaiola di Quelli che il calcio, in cui anche gli interventi estemporanei, come quello di Jovanotti, sono stati sbagliati nei tempi e nei toni, provocando anche visibili imbarazzi al direttore del canale, Roberto Giovalli. Per presentare che cosa? Non si sa: le uniche anticipazioni le abbiamo viste con dei promo inseriti nella copiosa farcitura pubblicitaria. Una farcitura davvero imponente che deve far riflettere. I centri media hanno dato fiducia al nuovo canale anche perché un suo successo può portare a un abbassamento dei costi stratosferici degli spazi imposti da Sipra e Publitalia. E questo per La Sette significa avere fatto partire un cronometro inesorabile, perché Rai e Mediaset non staranno a guardare. Le ambizioni di raggiungere in tre anni il 5% di share sono quantomeno curiose. Chiunque abbia messo in campo una macchina come questa non può non sapere che non esiste un pubblico di nicchia così piccolo sulla tv generalista. Soprattutto vista la campagna acquisti fatta dal canale che non orienta in modo determinato il target. La Sette o funzionerà, e deve funzionare entro ottobre, o non funzionerà affatto. E se funzionerà, entrerà cioè nelle abitudini di consultazione dei telespettatori, potrà ottenere il 5% di share nel giro di pochi mesi. Ma le risorse e la possibilità per fare programmi buoni La Sette le ha adesso. Sia per gli investimenti dei soci, sia per la disponibilità degli inserzionisti. Insomma, La Sette il futuro se lo gioca nei prossimi tre mesi, perché se a fine settembre non avrà il suo spazio e la sua anima, difficilmente gli inserzionisti rischieranno di pianificare il periodo natalizio su questa rete. E l'anima nella presentazione di domenica non si è vista. Dopo i nani che hanno tappezzato le strade (carini, ma che c'entrano con la tv?), abbiamo tutti atteso con scarsa pazienza la ballerina Ferilli che ha condizionato il programma, tecnicamente scadente da tutti i punti di vista (spiace per la regia di Duccio Forzano, notevole professionista che possiamo solo ipotizzare sia stato preso in contropiede da una scaletta incomprensibile e inconsistente). La Sette deve dunque puntare adesso, subito, sulla qualità dei programmi, perché se dopo l'estate non avrà gli ascolti gli inserzionisti non le rinnoveranno la fiducia, e rischia di crearsi quel circolo vizioso che ha già fatto tante vittime. Appare probabile che a tutto questo Giovalli abbia pensato, ma è anche possibile che le pressioni della proprietà stretta tra evoluzioni di borsa, conflitti di interesse, vertenze con Cecchi Gori (che pare intenzionato ad accordarsi), abbiano imposto scelte non strategiche e raffazzonate che hanno portato ad un lancio apparentemente intempestivo e sicuramente deludente.
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