Anno XV | numero 536 del 25 giugno 2010




ECCO G-PASSEPARTOUT
Entro fine anno Google lancerà il servizio Newspass, aggregatore per notizie con accesso a pagamento. Gli editori saranno remunerati per i clic di ciascun lettore.

Si chiama Newspass ed esordirà a fine 2010. E’ il sistema di pagamento integrato di Google, che sfrutterà la struttura aggregatrice di News, collettore degli articoli delle testate presenti in rete, e consentirà agli utenti di acquistare le notizie, retribuendo gli editori per i contenuti veicolati da BigG. Il motore di ricerca prova così a diventare partner dei giornali, con i quali sono in corso trattative per decidere le modalità di collaborazione.

Del funzionamento tecnico del sistema si sa che dovrebbe basarsi sull’indicizzazione delle notizie rese disponibili sotto paywall. Newspass funzionerà su pc, smartphone e tablet, e si adatterà a qualsiasi metodo di pagamento scelto dai proprietari delle testate. La nuova piattaforma andrà a concorrere con Apple e le sue applicazioni. Google offrirà però le singole notizie, scardinando il legame fiduciario e affettivo tra giornale e lettore che sta alla base delle app proposte da Cupertino, che ripropongono la lettura del quotidiano nella sua forma integrale.

Mountain View rilancia il modello di lettura frammentario tipico del mare magnum web: a dominare la scena è la scelta dell’internauta e non l’impostazione (grafica e logica) data dal giornalista. L’informazione in rete assume dunque forme sempre più peculiari, mentre i destini del giornalismo si giocano sempre più online.

FREE-GENERATED-CONTENT
Youtube non è responsabile per la pubblicazione di video-pirata. Lo ha stabilito una corte Usa, diversamente dall’Italia.

Un giudice di New York ha scritto un’importante pagina della storia dei diritti d’autore applicati ai contenuti digitali dando ragione a Google nella causa intentata da Viacom. Il colosso californiano è stato accusato dal gigante dell’intrattenimento di aver diffuso intenzionalmente video pirata mediante YouTube.

Il tribunale ha rigettato l’accusa di Viacom ritenendo che YouTube è allineato al Digital Millennium Copyright Act del 1998, che prevede la rimozione immediata dei contenuti illeciti previa segnalazione del proprietario dei diritti. Un deciso passo in direzione del concetto che sta alla base del web 2.0: condivisione indiscriminata di contenuti fino al momento in cui essi non si rivelino illeciti o inadeguati.

Il ruolo dei portali non è dunque quello di filtrare i contenuti ma di raccogliere eventuali lamentele in merito alla pubblicazione degli stessi.



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