Anno XV | numero 533 del 4 giugno 2010




Jobs’ supremacy
Il numero uno della Apple ha disegnato un futuro in cui i suoi prodotti saranno indispensabili per la fruizione dei contenuti.

Flash, blogger e personal computer. Ne ha avuto un po’ per tutti Steve Jobs, intervenuto alla conferenza D8 di All Things Digital. Il numero uno della Apple, forte dei due milioni di iPad venduti dalla data dal debutto statunitense, ha delineato un futuro in cui i dispositivi della mela morsicata detteranno legge. Flash, secondo Jobs, è destinato a scomparire non essendo supportato da iPhone e iPad.

Il neonato tablet sentenzierà inoltre il pensionamento definitivo dei personal computer, che si limiteranno a supportare l’attività business e perderanno il supporto del segmento consumer. ITunes è invece la risposta che l’agonizzante mondo dell’editoria attendeva: uno store che permette la vendita di contenuti multimediali e che garantirà la sopravvivenza di un universo dell’informazione che non può e non deve limitarsi all’attività dei blogger. A questo scenario va aggiunta la non citata da Jobs iAd, piattaforma attraverso la quale Cupertino venderà autonomamente la pubblicità da destinare alle applicazioni.

Il percorso e la sopravvivenza del contenuto è dunque segnato: venduto su iTunes, consumato attraverso iPad e iPhone e sovvenzionato dalle sponsorizzazioni raccolte da iAd. Il tutto con standard, modalità e programmi che se non sono prodotti da Cupertino devono almeno ottenere la sua approvazione.

Gb, internauti schedati
La casa di Cupertino ha superato Microsoft per capitale di mercato. Un sorpasso storico, tra marketing e innovazione.

Il regolatore dei media britannici annuncia la schedatura degli utenti dei siti di file sharing a partire dal prossimo anno. La Gran Bretagna rilancia la lotta alla pirateria su internet. Dall’inizio del 2011, i provider d’Oltremanica cominceranno a raccogliere i dati dei clienti che scaricano illegalmente materiale protetto da diritto d’autore, come prevede il regolamento stilato da Ofcom, l’autorità di controllo dei media britannici.

Ogni utente-pirata avrà a disposizione due infrazioni, mentre alla terza dovrà affrontare la sospensione della connessione per un anno. I fornitori dei servizi web si schierano contro la linea repressiva, evidenziando come il tornaconto economico dell’operazione (che favorisce il download legale a pagamento), non giustifica i rischi per la privacy dei cittadini, i cui dati saranno trattenuti per mesi, e penalizza il traffico web, soprattutto sulle reti pubbliche wifi. Cittadini e consumatori protestano. La rete inglese è un po’ meno libera.


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