Anno XV | numero 531 del 21 maggio 2010




Social revolution
Travolto dalle polemiche per le modifiche applicate alle impostazioni sulla privacy, Facebook ha fatto marcia indietro e promesso un nuovo intervento.

Repentina marcia indietro sulla privacy di Facebook. Nel giro di qualche settimana si è trasformato da primo esempio di democrazia virtuale in un dittatore dal quale prendere le distanze.

Tutto ha avuto inizio alla conferenza degli sviluppatori di San Francisco durante la quale il social network ha apportato una serie di modifiche alle impostazioni sulla privacy degli utenti rendendole meno immediate e gettando le informazioni pubblicate sulle sue pagine in pasto all’intera rete.

La scelta ha suscitato l’indignazione della Federal trade commission statunitense e dell’Unione europea. Il competitior MySpace ha approfittato immediatamente della situazione semplificando le impostazioni per la protezione dei dati presenti nel profilo. La stampa americana ha accusato Facebook e il suo creatore Mark Zuckerberg di aver venduto l’anima, e i dati degli utenti, agli investitori pubblicitari.

Utenti che, secondo comScore, proprio nel periodo più difficile della breve storia della community hanno permesso di superare quota 500 milioni di visitatori. Alla luce di un consenso popolare di tale portata e non volendo inimicarsi il suo vero valore aggiunto, cioè il numero di visitatori e iscritti, Facebook è tornato sui suoi passi e ha annunciato l’intenzione di rivedere le modifiche introdotte.

Come nelle migliori e più funzionanti democrazie.

Intercettazioni salate
La Commissione Giustizia del Senato ha approvato il decreto sulle intercettazioni che prevede pesanti multe per gli editori.

Il decreto legge predisposto dal Pdl in materia di intercettazioni supera lo scoglio della Commissione di Giustizia del Senato. Dopo lunghe discussioni, è stato confermato il testo che prevede multe da 64mila a 465mila euro per gli editori le cui testate pubblichino arbitrariamente - prima dell’udienza preliminare di un processo - stralci di indagini e intercettazioni.

Iter sospeso, invece, per quanto riguarda l’emendamento 1.2008 sulle sanzioni per i giornalisti rei della pubblicazione delle registrazioni telefoniche. Se ne discuterà nuovamente la prossima settimana: le firme dei giornali rischiano fino a due mesi di carcere e ammende da 2 a 10mila euro, oltre alla sospensione temporanea dalla professione.

La ghigliottina governativa colpisce a metà, per ora, il mondo dell’informazione, tra le proteste dei giornalisti e il ricorso all’Ue annunciato da Sky.


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