Anno XV | numero 524 del 2 aprile 2010




Un libro aperto
Silvio Berlusconi cambia opinione sulle qualità di Facebook. Il social network è per il Presidente oggi una importante risorsa e verrà utilizzato per confrontarsi con i suoi elettori e con il Paese.

A bocce ferme, a elezioni regionali concluse, il Presidente Silvio Berlusconi si confronta con le nuove vie di comunicazione. Il premier ha fatto la sua prima incursione su Facebook, attraverso la bacheca de Il Giornale, mostrando un’inedita propensione in direzione del social networking.

“Veniamo da una difficile campagna elettorale. Molti di voi si sono schierati con noi nel nome dei nostri stessi valori: libertà e democrazia. Lo state facendo anche su Facebook”, ha affermato Berlusconi all’interno di una traccia audio, riconoscendo le potenzialità di una piattaforma che aveva suscitato l’ira del governo stesso due mesi fa.

Alcuni gruppi provocatori contro il Premier avevano spinto il ministro Roberto Maroni a prendere in considerazione un controllo più forte su Facebook, ipotizzando una legge che limitasse le attività online. Ha detto ancora il presidente del Consiglio sul social network: “Sono convinto che quando si interviene su temi così importanti è fondamentale ascoltare i suggerimenti dei cittadini [...] utilizzeremo internet e, naturalmente, anche Facebook”.

La rinnovata attenzione alla rete lascia ben sperare in merito a eventuali ripensamenti sul taglio dei fondi alla banda larga, elemento indispensabile per la completa penetrazione di internet nel Paese.
Web, nuvola inquinante
Secondo Greenpeace, nel prossimo decennio l’inquinamento digitale potrebbe diventare una vera emergenza ambientale.

Internet sporca, e nemmeno poco. Tutta colpa dei data center alimentati a carbone. I grossi cervelli che organizzano i dati del web potrebbero divenire il nuovo problema del pianeta, già surriscaldato e intasato dai gas di scarico.

A lanciare l’allarme è Greenpeace, che teme l’alta quantità di emissioni determinate dal cloud computing (la nube di informazioni scambiate in rete). La mole di dati online dovrebbe triplicare entro il 2020, e così l’inquinamento prodotto, fino a 1.034 tonnellate di Co2 per ora. Sotto accusa i grandi colossi delle tlc e i loro server catalizzatori.

Il problema scaturisce dall’abitudine sempre più diffusa di immagazzinare qualsiasi tipo di file su web, abbandonando i meno pratici (ma più ‘verdi’) hard disk da tavolo. Maglia nera ai social network, cui Greenpeace chiede una svolta ‘verde’ e il passaggio a fonti d’energia rinnovabili.

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