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News senza tabù
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Una ricerca di Nielsen rivela che gli utenti della rete stanno iniziando a prendere in considerazione la possibilità di pagare per le news online se le possono poi condividere.
L’editoria online a pagamento ha un futuro. A rinfocolare le speranze di un settore giovane e in continua trasformazione è una ricerca di Nielsen, che ha coinvolto un nutrito numero di internauti - 27.000 - provenienti da 52 paesi del mondo. Il 32% del campione intervistato si è detto disponibile a mettere mano al portafoglio per accedere alle notizie in rete. La confortante percentuale è un terreno potenzialmente fertile sul quale gli editori devono investire. Solo l’8% dei navigatori dice di aver già pagato per fruire di servizi di news online. Chi punta poi a commercializzare contenuti di informazione in internet può contare sul 47% del campione che si dichiara disposto ad accettare più pubblicità per ridurre i costi, o sul 52% che indica i micro-pagamenti come soluzione ottimale per le transazioni e che li preferisce ai servizi di abbonamento che la maggior parte delle testate stanno inserendo nei loro portali. Altro dato interessante è l’età degli internauti pronti a sborsare per le notizie sul web: si tratta degli under 35, ovvero quella porzione di utenti nata e cresciuta con l’idea che su internet sia tutto gratis e sorprendentemente pronta a cambiare punto di vista se il prodotto in questione soddisfa una serie di criteri, come la possibilità di condividere le informazioni una volta scaricate (64%). |
| Digitale suona meglio |
In Gran Bretagna l’industria musicale inizia a intravedere la luce in fondo al tunnel, grazie al contributo del web.
La crescita della musica digitale è riuscita per la prima volta nel Regno Unito a tamponare l’emorragia delle vendite di cd e dvd. A riportare il dato Prs for Music, gruppo britannico che si occupa di coordinare e distribuire diritti d’autore per 65.000 tra etichette e musicisti, che ha invitato alla cautela nel parlare di punto di svolta per la vulnerabile industria musicale. Durante il 2009 gli introiti generati dalla vendita di musica online sono cresciuti del 73%, passando da 12,8 milioni a 30,4 milioni di sterline. Gli incassi provenienti da cd e dvd, invece, hanno fatto segnare una perdita di 8,7 milioni. L’approccio comprensibilmente prudente di Prs è dovuto al fatto che il digitale rappresenta ancora solo il 2,6% delle entrate annuali del settore in esame e il problema della pirateria continua a condizionare la distribuzione di file musicali in rete. |
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