Anno XV | numero 516 del 5 febbraio 2010 IN QUESTO NUMERO

Golia contro goolia
Apple e Google stanno dando vita a un’appassionante sfida a colpi di dispositivi, applicazioni e innovazioni. Il fronte aperto è quello dei cellulari e dei dispositivi come Ipad

Che tra Google e Apple fosse partita una competizione serrata è chiaro da tempo. Precisamente dall’agosto dello scorso anno, quando l’amministratore delegato di Google, Eric Schmidt, si è dimesso dal consiglio di amministrazione di Cupertino. Quali siano i terreni più fertili per una battaglia all’ultima innovazione si sta iniziando a comprendere nelle ultime settimane.

L’ultima sfida è stata lanciata mediante la pubblicazione sul blog dedicato al sistema operativo di BigG Chrome di foto e video relativi a un tablet di imminente produzione e pronto a giocarsi quote di mercato con il neo nato iPad. La mossa è stata accompagnata dall’annuncio dell’inserimento della funzione multitouch nel software di Nexus One, smartphone di Google e rivale giurato dell’iPhone.

Sempre nel medesimo periodo Mountain View è riuscita ad aggirare l’App store e a rendere disponibile il suo Google Voice anche per i possessori di iPhone senza dover passare per il negozio virtuale di Apple.

Proprio le applicazioni potrebbero diventare l’ago della bilancia definitivo che farebbe pendere il guanto di sfida in direzione dei dispositivi mobili e degli applicativi a essi legati: Google starebbe preparando uno spazio online per la vendita di soluzioni sviluppate da terzi e sarebbe dunque pronto a dichiarare guerra totale.


Web, caccia all’anonimato
L’Australia vieta post online non identificabili nel periodo elettorale. Gli editori perseguibili. L’Italia contro i provider.

Tempi burrascosi per internet, con nuove leggi che provano ad arginarne le derive endemiche. L’ultimo provvedimento in merito è australiano e vieta commenti anonimi dal contenuto politico in tempo di campagna elettorale.

Ogni utente deve fornire nome, cognome e indirizzo e-mail per poter esprimere il proprio parere sui siti dei quotidiani o su un proprio spazio web. Gli editori che ospitano post non identificabili sono passibili di multa quanto gli internauti trasgressori.

La norma, approvata lo scorso 6 gennaio, ha provocato polemiche e imbarazzi all’esecutivo di Canberra, che ora pensa di abrogarla. Ma è ormai in corso uno scontro aperto tra le istituzioni e la rete, mentre in Italia il decreto Romani mira a punire provider e portali che delinquono (indirettamente) fornendo linea e spazio agli internauti indisciplinati.

D’altrone, il potere è nulla senza controllo.
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