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Editoria in attesa
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Tra poco meno di una settimana vedrà la luce l’atteso prodotto Apple che, stando a indiscrezioni sempre più insistenti, potrebbe rivoluzionare l’universo dell’editoria digitale.
Mercoledì 27 gennaio la Apple presenterà al mondo la sua nuova creatura senza, come da tradizione, averne svelato prima nessun particolare. Voci di corridoio e indiscrezioni più o meno quotate hanno delineato quello che potrebbe trasformarsi nel futuro prossimo, non solo dei dispostivi portatili, ma dei contenuti digitali in generale.
Steve Jobs & Co. avrebbero infatti già stretto accordi con i colossi di editoria e tv per rendere questo fantomatico Tablet veicolo preferenziale per la fruizione dei vari prodotti. Se queste ipotesi dovessero concretizzarsi, gli utenti avrebbero a disposizione un avveniristico portatile all-touch per sfogliare il New York Times, Vogue e il Wall Street Journal o sintonizzarsi sui canali Cbs o Disney (per citare alcuni nomi che sono stati accostati al progetto di Cupertino) usufruendo di vantaggiosi abbonamenti e avendo accesso a contenuti aggiuntivi garantiti dal collegamento con internet.
In questo scenario gli editori bypasserebbero problemi di pirateria e di aggregazione di notizie e contenuti da parte di terzi che si accaparrano introiti pubblicitari (vedi Google News) e troverebbero una via per monetizzare la versione digitale dei loro prodotti. Apple da parte sua non farebbe altro che mettere in campo un binomio che combina i punti di forza di iTunes + iPod e App Store + iPhone.
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| Per un pugno di dollari |
Anche il sito del New York Times, dal 2011, proporrà contenuti a pagamento. Paywalls e mitologie del ‘nuovo’ giornalismo web.
Prima Rupert Murdoch e News Corp., poi The Financial Times, ora The New York Times. I più conosciuti quotidiani del globo annunciano la svolta a pagamento dei propri siti internet.
Il foglio più celebre d’America ha fatto sapere che, dal 2011, per consultare Nyt.com sarà necessaria una sottoscrizione: gli abbonati all’edizione cartacea potranno sfogliare gratis anche il giornale online, mentre per gli utenti comuni oltre un certo numero di articoli mensili scatterà la tassazione. “E’ importante fare le cose bene”, spiegano i vertici del quotidiano newyorkese.
Ma il rapporto tra obolo per l’accesso e qualità del servizio non è così immediato e il rischio è un’anacronistica pretesa di esclusività e autenticità delle notizie, dovuta invece all’aura della testata. I paywalls come miti del giornalismo web, insomma, ‘nuovo’ nel suo ritorno alle strutture del passato.
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