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Mozione respinta
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Il Parlamento europeo ha dibattuto sulla questione della libertà di stampa in Italia ritenendolo un problema da risolvere internamente.
Il problema esiste ma è di competenza dei singoli stati. Questo, in sintesi, quanto è emerso dal dibattito che ha avuto luogo ieri nell’aula del Parlamento europeo sulla libertà di informazione in Italia. La questione è stata portata con difficoltà a Bruxelles su iniziativa degli eurodeputati del Pd e dell’Italia dei Valori, a causa del pesante ostruzionismo del Partito popolare europeo.
Il commissario Ue per le Tlc Viviane Reding ha posto l’accento sul fatto che “la libertà di informazione è un fondamento della società libera e del pluralismo”, ma ha fatto appello affinché le istituzioni europee non siano strumentalizzate “per risolvere delle questioni che dovrebbero essere risolte dai governi nazionali”. “L’Ue ha la responsabilità di garantire le libertà fondamentali su cui si fonda”, è la presa i posizione ribadita dagli eurodeputati Idv, che hanno chiesto l’introduzione di una direttiva europea sul pluralismo dei media.
La posizione ha trovato l’appoggio del liberale belga Guy Verhofstadt (Alde), mentre il polacco Ryzard Czarnecki (Ecr) ha reso noto che questi temi sono emersi anche nel suo paese ma non si è ritenuto necessario esporli alla comunità. La sensazione è che, questione italiana a parte, l’Europa stenti a farsi carico di un problema che riguarda sì i singoli stati, ma che interviene anche sui diritti (di informazione) dei cittadini dell’Unione.
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Informazione mobile
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Editori online sempre di più verso modelli a pagamento, con predilizione per smartphone e applicazioni dedicate.
Sempre più persone accedono all’informazione via cellulare. L’editoria in crisi guarda al mondo dei telefonini come a un mercato fertile. iPhone è simbolo e miglior interprete di questa nuova onda, con le applicazioni dei grandi quotidiani che consentono di ricevere aggiornamenti via smartphone.
Gli editori britannici hanno rivelato in un recente consultorio le proprie linee guida per l’immediato futuro: il 70% pensa di optare a breve per un modello online a pagamento, mentre il 56% (Financial Times in testa) sta pensando ad apps ‘non free’ da poter utilizzare su iPhone, Blackberry e telefoni Nokia, che offrano anche approfondimenti e opzioni per archiviare i testi (come già fatto dal New York Times).
In Italia, Corsera e La Repubblica offrono gratis apps per il Melafonino. Il prossimo passo mira a monetizzare il traffico delle news sui dispositivi mobili.
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