Anno XIV • numero 502 del 9 ottobre 2009 Una pubblicazione Diesis Group
SCARICA PDF bott_TELE.jpg bott_AUDIO.jpg bott_INTERNET.jpg


IN QUESTO NUMERO
Gartner: nel 2012 76 milioni di smartphone sceglieranno Android
Stati Uniti: ok di At&T al VoIp
Politovskaja fa ancora paura
Cresce fino a 6 miliardi di euro il mercato dei contenuti digitali
Rai: Scajola su Annozero, audizione per Mazza e Minzolini. Nomine tg2 e gr
Dopo il successo di Lost, JJ Abrams prepara altre due serie tv
Usa, Motori di ricerca: Google non lascia scampo a Bing e Yahoo!
Yahoo!: cala il sipario sul servizio GeoCities

Mozione respinta

Il Parlamento europeo ha dibattuto sulla questione della libertà di stampa in Italia ritenendolo un problema da risolvere internamente.

Il problema esiste ma è di competenza dei singoli stati. Questo, in sintesi, quanto è emerso dal dibattito che ha avuto luogo ieri nell’aula del Parlamento europeo sulla libertà di informazione in Italia. La questione è stata portata con difficoltà a Bruxelles su iniziativa degli eurodeputati del Pd e dell’Italia dei Valori, a causa del pesante ostruzionismo del Partito popolare europeo.

Il commissario Ue per le Tlc Viviane Reding ha posto l’accento sul fatto che “la libertà di informazione è un fondamento della società libera e del pluralismo”, ma ha fatto appello affinché le istituzioni europee non siano strumentalizzate “per risolvere delle questioni che dovrebbero essere risolte dai governi nazionali”. “L’Ue ha la responsabilità di garantire le libertà fondamentali su cui si fonda”, è la presa i posizione ribadita dagli eurodeputati Idv, che hanno chiesto l’introduzione di una direttiva europea sul pluralismo dei media.

La posizione ha trovato l’appoggio del liberale belga Guy Verhofstadt (Alde), mentre il polacco Ryzard Czarnecki (Ecr) ha reso noto che questi temi sono emersi anche nel suo paese ma non si è ritenuto necessario esporli alla comunità. La sensazione è che, questione italiana a parte, l’Europa stenti a farsi carico di un problema che riguarda sì i singoli stati, ma che interviene anche sui diritti (di informazione) dei cittadini dell’Unione.


Informazione mobile

Editori online sempre di più verso modelli a pagamento, con predilizione per smartphone e applicazioni dedicate.

Sempre più persone accedono all’informazione via cellulare. L’editoria in crisi guarda al mondo dei telefonini come a un mercato fertile. iPhone è simbolo e miglior interprete di questa nuova onda, con le applicazioni dei grandi quotidiani che consentono di ricevere aggiornamenti via smartphone.

Gli editori britannici hanno rivelato in un recente consultorio le proprie linee guida per l’immediato futuro: il 70% pensa di optare a breve per un modello online a pagamento, mentre il 56% (Financial Times in testa) sta pensando ad apps ‘non free’ da poter utilizzare su iPhone, Blackberry e telefoni Nokia, che offrano anche approfondimenti e opzioni per archiviare i testi (come già fatto dal New York Times).

In Italia, Corsera e La Repubblica offrono gratis apps per il Melafonino. Il prossimo passo mira a monetizzare il traffico delle news sui dispositivi mobili.