Anno XIV • numero 501 del 2 ottobre 2009 Una pubblicazione Diesis Group
SCARICA PDF bott_TELE.jpg bott_AUDIO.jpg bott_INTERNET.jpg


IN QUESTO NUMERO
Apple: a inizio 2010 arriva l’iTablet e sfida i lettori Amazon e Sony
Greenpeace: Nokia è la più verde
Nuovo Gps per l’Unione europea
Financial Time, il lusso sbarca online
Sony Pictures Tv si allarga in Europa
Fatturato: Mediaset supera Rai
Domini web, non più una questione statunitense
Portale dell’Ansa si rinnova

Italia disconnessa

L’Osservatorio di Confindustria ha evidenziato che la situazione nel nostro Paese per quanto riguarda la digitalizzazione è ancora lontana da un voto di sufficienza.

Un’Italia, ancora, spaccata in due. Il digital-divide è protagonista silente del nostro paese e della sua economia, secondo quanto emerso dai dati dell’Osservatorio Italia digitale 2.0 di Confidustria.

Mentre un’analisi di Gartner sentenzia che, entro il 2009, una casa su cinque sarà dotata di una connessione a banda larga, la Penisola deve fare i conti con meno della metà dei suoi cittadini che sfrutta abitualmente la rete (47% tra i 15 e i 74 anni) e con un terzo delle aziende che snobba le potenzialità del web.

Le famiglie connesse alla banda larga hanno superato nel corso del 2009 la soglia dei 10 milioni, ma il digital divide infrastrutturale coinvolge ancora il 12% della popolazione. Analizzando poi le linee con velocità vicina ai 20 MiBt, rimangono esclusi 22 milioni di italiani. Le percentuali divengono ancora più preoccupanti per ciò che concerne il possesso del computer: solo il 52% dei nuclei familiari è dotato di un pc e l’alfabetizzazione informatica non è ancora sufficiente.

Le scuole risultano essere ben attrazzate (internet 98%, banda larga 95%, sito 71% e intranet 67%), ma un netto 100% dà informazioni di carattere generale e solo il 2% consente pagamenti e iscrizioni tramite la rete. Non soprende dunque, essendo la scuola il primo contesto in cui la possibilità di sfruttare determinati servizi andrebbe concretizzata, che il 73% dei nuclei familiari (e il 75% delle Pmi) affermino di non utilizzare internet perché è inutile.


Gb: la pubblicità è web

Nel Regno Unito, internet raccoglie più annunci e spot dei canali televisivi. Una svolta importante nell’economia dei media.

In Gran Bretagna i pubblicitari preferiscono il web alla tv. Questo quanto rivelano i dati Iab sul primo semestre del 2009, che quantificano in 1,75 miliardi di sterline la spesa per l’online advertising, il 23,5% del totale.

Il tubo catodico si ferma al 21,9% del mercato, in discesa del 17% rispetto a fine 2008. Secondo Iab, 1,05 miliardi sono stati investiti nei motori di ricerca (+6,8%), 385 milioni in classified adv (+10,6%), mentre i banner sui siti più comuni sono in calo del 5,2% a 316,5 milioni. E’ servito poco più di un decennio a internet per soffiare alla tv il titolo di principale collettore di pubblicità.

Dopo oltre mezzo secolo di dominio del piccolo schermo, sembra giunto il momento di una svolta cruciale per l’economia dei media: il web è il mezzo della convergenza, dai contenuti ibridi e con un’utenza estesa come mai prima. E i pubblicitari accorrono.