Anno XIV • numero 495 del 12 giugno 2009 Una pubblicazione Diesis Group
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IN QUESTO NUMERO
Ripresa pubblicità da metà 2010
Madagascar: prima  rete a banda larga
Nuovo iPhone e nuovi MacBook. Steve Jobs però non c’è
Cisco e Alcatel contro Obama
Cinema, un’industria dal grande potenziale (forse) inespresso
Citizen Berlusconi va in onda su Current Tv
Hollywood, attori: c’è la firma
Facebook: assegnato anche il dominio .it
Proteste per filtro cinese

Vietato ascoltare

Dopo la fiducia, la Camera approva il ddl Alfano con le nuove regolamentazioni sulle intercettazioni e il loro uso giudiziario/informativo. Protestano opposizione, Anm e giornalisti.

La Camera dei deputati ha approvato, a scrutinio segreto, il ddl Alfano sulle intercettazioni. Dopo le polemiche dei giorni scorsi e la fiducia chiesta e ottenuta dal Governo, il decreto sulle intercettazioni telefoniche e il loro utilizzo in ambito giudiziario e informativo supera un altro scoglio.

D’ora in poi le registrazioni andranno conservate in archivi segreti dalle Procure e non potranno essere utilizzate in procedimenti diversi da quelli nei quali sono state disposte (tranne per i casi di mafia e terrorismo). E’ inoltre sempre vietata la pubblicazione, anche parziale, delle intercettazioni di cui è stata ordinata la distruzione: multe salate per gli editori che violano il divieto, mentre per i giornalisti trasgressori è previsto anche l’arresto fino a 30 giorni. Le intercettazioni restano autorizzate quando vi sono evidenti indizi di colpevolezza e per i reati le cui pene superano i 5 anni.

Le operazioni d’intercettazione avranno una durata massima, anche non continuativa, di 30 giorni, e in caso di fuga di notizia il magistrato responsabile è passibile di un’ammenda dai 500 ai 1032 euro. Dopo il voto sono scoppiate le proteste dell’opposizione: “Oggi è morta la libertà di informazione, uccisa dall’arroganza del potere” hanno urlato in aula deputati di Pd e Idv, mentre i giornalisti minacciano scioperi e disobbedienza civile. Dura anche la reazione dell’Associazione nazionale magistrati, che parla di “morte della giustizia penale”.


Fermata legge hadopi

Il discusso provvedimento francese che prevedeva il taglio
della connessione internet è incostituzionale.

Tre schiaffi agli internauti, il quarto all’Unione europea, che aveva dato indicazione diametralmente opposta a quanto contenuto nell’Hadopi, e il quinto se l’è preso lui. Nicolas Sarkozy, presidente della Repubblica francese, si è visto respingere dalla Corte costituzionale transalpina la legge promossa per arginare la pirateria sul web e fondata sulla possibilità da parte degli Isp di tagliare la connessione ai web-surfer disobbedienti.

Proprio questo ultimo punto, che aveva precedentemente causato il blocco del pacchetto Tlc da parte della Commissione europea, ha ispirato l’intervento della Corte costituzionale: “Internet è una componente della libertà di espressione e di consumo e nel diritto francese c’è la presunzione d’innocenza” per cui “solo il giudice può pronunciare una sanzione, e solo dopo aver stabilito che si tratta di illegalità”.