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La scuola britannica si appresta ad accogliere una riforma che prevede l’inserimento di social network, blog e podcast fra le materie curriculari.
Il Regno Unito ha deciso di portare in dose massiccia nelle aule degli istituti primari lo studio di internet. Mentre nel nostro paese si fanno i conti con i tagli alla spesa pubblica (36 miliardi di euro nei prossimi tre anni), che rischiano di coinvolgere l’acquisto di computer e software, destinati alla formazione didattica, e la scuola digitale proposta e pensata dal ministro Gelmini.
Ad anticipare il contenuto della riforma scolastica che prevede lo studio della rete e l’utilizzo di portali di varia natura, è stato il quotidiano The Guardian. Gli scolari di dieci anni dovranno destreggiarsi con le attività di blogging e podcast, dovranno essere in grado di consultare Wikipedia e Twitter e di scrivere sia a mano sia su una tastiera di computer.
Secondo la riforma in questione restano sei le aree centrali del sistema istruttivo britannico: inglese, comunicazione e lingue, matematica, scienze e tecnologia, scienze umane, sociali e ambientali, salute fisica e benessere, arte e design. A fare le spese di questa visione tecnologica dell’insegnamento primario sarà la già bistrattata storia: lo studio del periodo vittoriano o la Seconda guerra mondiale saranno facoltative anche se, ha tenuto a precisare il ministro dell’Istruzione Jim Knight, la storia britannica avrà sempre un ruolo centrale.
Si sta andando dunque a delineare un futuro in cui i piccoli studenti del Regno Unito verranno a conoscenza delle vicende di Cavour mediante il suo profilo di Facebook?

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Italia (anti) tecnologica
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Il Belpaese scivola al 45° posto nella classifica delle nazioni capofila del settore nuove tecnologie e comunicazione.
L’Italia perde terreno e mostra i propri deficit in quanto a nuove tecnologie e comunicazione. Lo stivale occupa il 45° posto (su 127) nella speciale classifica stilata dal Global Information Technology Report 2008-2009. La lista, basata sul Networked Readiness Index che misura la propensione dei paesi a sfruttare efficacemente le Ict, vede in testa Danimarca e Svezia, seguite dagli Stati Uniti (in crescita di due posti). Singapore e Svizzera si aggiudicano la quarta e la quinta piazza.
A chiudere l’ottava edizione del report sono invece Zimbabwe, Timor Est e Ciad. Nel mezzo, senza infamia e senza lode i piazzamenti del Giappone (17), della Francia (19) e della Germania (20). Tutti i paesi del G7 precedono l’Italia, che nell’ultimo anno ha perso altre tre posizioni e si è vista sopravanzare anche da Tunisia (38) e Giordania (44).
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