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Rivoluzione nella Ue |
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Il Consiglio europeo delle tlc ha rifiutato il regolatore unico proposto da Viviane Reding, mostrando al suo interno prese di posizione apparentemente inaspettate. Crolla il costo dei messaggi.
Via libera al tetto massimo di 11 centesimi di euro per i messaggi di testo inviati dall’estero e stop alla creazione di un organismo comunitario di regolamentazione del settore delle telecomunicazioni.
Questi i due verdetti più importanti del Consiglio Ue dei ministri delle Tlc. “L’Europa non ha tempo da perdere, i nostri operatori hanno bisogno di un mercato unico; la nostra ricca gamma di risorse deve essere gestita in modo più efficace nell’interesse della nostra economia e con l’obiettivo della banda larga per tutti, specialmente in questi tempi di difficile congiuntura economica nella quale i consumatori europei devono avere una chiara visione dei loro diritti”, questo il commento della commissaria Viviane Reding che si è vista voltare le spalle dai paesi generalmente più ‘europeisti’ e ha trovato l’appoggio di chi - come Svezia, Gran Bretagna e Danimarca – generalmente è meno orientato all’aumento dei poteri sovrannazionali degli organismi comunitari.
I ventisette hanno optato per il gruppo dei regolatori nazionali, Gert, rifiutando di sottostare alle regole di Bert, l’organismo europeo dotato di una propria personalità giuridica e con la possibilità di reclutare propri esperti e un segretario.
Le ragioni della scelta sono da ricercarsi nell’atteggiamento degli operatori nazionali storici del settore in esame. Bt, ad esempio, ex monopolista britannico, si deve confrontare quotidianamente con i problemi del mercato unico e ha portato il voto della Gran Bretagna verso le richieste della Reding.
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Yahoo! è vivo e mobile |
| In nome del Dio denaro, il portale di video generati dagli utenti sta mettendo da parte la sua filosofia originaria. Il passaggio dal tradizionale formato 4:3 a quello 16:9 è il fiore all’occhiello di un percorso che sta modificando radicalmente la natura del sito di user-generad-content YouTube.
Il portale di proprietà di Google ha annunciato la modifica tramite il suo blog, specificando che si tratta di una scelta dovuta alle necessità degli utenti. Le intenzioni del colosso dei motori di ricerca, espresse attraverso le ultime mosse legate a YouTube, sottolineano invece l’intenzione di monetizzare il successo del sito e di privilegiare la fruizione di contenuti legati alle grandi emettenti tv e alle case cinematografiche.
Per aumentare le entrate Google ha inserito la modalità AdWords e ha siglato una partnership con Amazon e iTunes, legata all’e-commerce. Strizzando l’occhio a cinema e tv si è invece rivolto a Mgm, Rai, CBS, Lionsgate, Ea, Sony e Afp. |
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