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LA CORTE INDAGA IN RAI
La Corte dei conti ha chiesto tutta la documentazione sulla vicenda dei presunti accordi di non concorrenza tra Rai e Mediaset, e sui ritardi nella diffusione dei dati elettorali
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Ne ha dato notizia oggi il direttore generale Claudio Cappon. Lo scandalo portò all’allontanamento del direttore marketing della Rai ed ex assistente di Silvio Berlusconi, Deborah Bergamini. Una vicenda che non ha rovinato la credibilità politica della donna, eletta in Toscana nelle liste del Popolo delle libertà. La liquidazione della Bergamini costò alla Rai poco meno di 400mila euro. Ma ora la Corte dei conti vuole capire se ci sia stato un danno per la Rai, cioè per un bene pubblico pagato dai cittadini. La vicenda, va ricordato, fu scoperta grazie a intercettazioni telefoniche, tra cui quella tra Agostino Saccà, ex direttore di Rai Fiction, e Silvio Berlusconi. Proprio su Saccà potrebbero cadere nuove tegole. L’ex dirigente ha smentito l’esistenza di altre intercettazioni, ma in Rai sono arrivate in queste ore nuove carte dalla Procura di Napoli. A giorni poi è attesa la decisione del Giudice per il suo rinvio a giudizio. Parallelamente al procedimento penale, ora la Corte cercherà di capire se ci sono stati danni per il patrimonio pubblico, e potrà chiedere risarcimenti. L’inchiesta parte in un momento caldo per la Rai. Il consiglio di amministrazione è scaduto e c’è lite sulla spartizione delle poltrone. Cinque su otto vanno ai rappresentanti della maggioranza di governo, e Forza Italia ne vuole tre per sé. La commissione di Vigilanza sulla Rai continua a non eleggere il presidente. Il Pdl in polemica con il movimento di Di Pietro non vota l’unico candidato, Leoluca Orlando di Italia dei Valori.
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IL WEB CAMBIA INDIRIZZO
Arriveranno nuovi domini internet e per la prima
volta forse anche non inglesi. Lo ha deciso l’Icann
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Il panorama dei domini internet è destinato a mutare profondamente. L’Icann, la società che si occupa dell’assegnazione di nomi sul web, ha approvato delle nuove linee guida che porteranno alla creazione di centinaia di nuovi domini internet. L’Icann ha anche votato all’unanimità la decisione, per la prima volta, di aprire una consultazione pubblica entro novembre sulla possibilità di registrare indirizzi internet non in inglese. I nuovi nomi probabilmente non arriveranno prima del prossimo anno visto che l’Icann deve ancora stabilire diversi dettagli quali i costi che potrebbero arrivare a 100.000 dollari l’uno. I nuovi nomi potrebbero riguardare sia luoghi, ad esempio ‘.nyc’ o ‘.berlin’ o settori specifici come ‘.bank’. “L’impatto sarà diverso da paese a paese ma consentirà a comunità e soggetti commerciali di esprimere le proprie identità online” ha spiegato il capo esecutivo di Icann, Paul Twomey.
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