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6 ottobre 2006 pag. 11 numero 379

PIRATERIA CINEMATOGRAFICA INDEBOLISCE IL MERCATO
Lo statunitense Institute for Policy Innovation (Ipi) ha annunciato i risultati di uno studio sugli effetti che la pirateria cinematografica ha sul mercato. La ricerca ha dimostrato che non sono solo gli studi hollywoodiani a risentirne. La diffusione della pirateria cinematografica ha causato la perdita di 141.030 posti di lavoro, di 5,5 miliardi di dollari di guadagni annuali per i lavoratori statunitensi, di 837 milioni di entrate provenienti dalle tasse e di 20,5 miliardi annuali per l’indotto nel paese.

AUDITEL - I NUMERI DELLA TV (a cura di Giorgio Bellocci)
ANTONIO RICCI E QUEL “REGALO” AI TALK

Tempi durissimi per scrivere di televisione. Lo stato dell’arte? Vengono imbastiti dibattiti sulla carta stampata, ma anche in tv, sulla scarsa qualità dei programmi, sulla crisi dei reality e sulla follia di fare iniziare la seconda serata dopo la mezzanotte. Il tutto nasce da un articolo di Aldo Grasso pubblicato dal “Corriere della Sera”. Pensiamo che Grasso abbia fatto benissimo a sollevare il problema per l’ennesima volta, ma non crediamo che possa servire a molto. Come in uno scontato gioco autoreferenziale, infatti, il tema ha invaso gli spazi di molti programmi con un diluvio di inutili chiacchiere. Programmi dove, tra conduttori e ospiti, spiccano volti che non hanno nessun interesse affinché lo status quo venga modificato. Contrattualmente sono tutti legati a questa televisione condizionata soprattutto dall’esagerato potere dell’auditel. Da un punto di vista sindacale, dunque, costoro hanno tutto il nostro appoggio. Altro discorso sarebbe vedere i politici affrontare di petto il problema del servizio pubblico, ipotizzare privatizzazioni contro le fisiologiche lottizzazioni e costringere così tutti i professionisti operanti nel piccolo schermo a rimanere sul mercato con idee e stimoli nuovi. Lo sforamento dei programmi, inoltre, come ha saggiamente ricordato Grasso, può essere fatto risalire alla scelta di uno dei pochi uomini con reale grande potere all’interno della tv: Antonio Ricci (impigritosi come autore, ma questo è un altro discorso). Da un punto di vista commerciale l’allungamento di “Striscia la notizia” fino alle 21.20 è stato un colpo di genio cui la Rai non ha saputo rispondere per arrivare alla cosidetta prima serata con un traino importante. Ebbene: Mediaset dovrebbe costringere Ricci a chiudere il suo programma entro le 21 per non generare il micidiale concatenamento di ritardi? Utopia. Ricci quando vuole, però, può anche essere magnanimo: il tormentone sullo scontro tra Vittorio Sgarbi e Alessandra Mussolini all’interno de “La pupa e il secchione” è partito da un servizio di “Striscia”. Il pittoresco “fuori onda” non solo non è stato tagliato nella differita del reality, ma è stato oggetto di dibattiti trasversali ai vari talk pomeridiani, da “Buona domenica” a “Domenica In”, passando per “L’Italia sul due”. Tutti ne parlano, ed è per questo che sono tempi durissimi per dissertare di televisione.


ASCOLTI DEL 2/10 ALLE ORE 21
RETE
A.M. SHARE
R1: Giovanni Falcone (miniserie)
8001 29.40
R2: N.C.I.S. (tlf) 2178 7.88
R3: Chi l’ha visto? (rot) 2119 7.66
C5: L’onore e il rispetto (serie) 6448 23.88
It1: La pupa e il secchione (reality) 2970 14.76
R4: Codice Mercury (film) 1806 6.85
La7: Stregata dalla luna (film) 740 2.67
A.M. = Ascolto medio espresso in migliaia. Fonte: Auditel


L’ITALIA AGLI OSCAR CON IL FILM DI CRIALESE
E’ “Nuovomondo” di Emanuele Crialese il film che concorrerà all’Oscar per l’Italia. La saga sull’emigrazione italiana dell’inizio ‘900 è stata presentata in anteprima alla Mostra di Venezia e ha vinto il Leone d’argento come rivelazione. Crialese è considerato già un autore cult per il suo film precedente, “Respiro” con Valeria Golino, vincitore della Settimana della critica a Cannes. A inizio 2007 l’annuncio delle nomination finali.

GLI ARTISTI DI
HOLLYWOOD
CONTRO I MEDIA USA

Gli attori, produttori e musicisti di Hollywood hanno partecipato a un’audizione della Federal Communications Commission, l’authority Usa per le comunicazioni, per chiedere di mantenere dei limiti alla crescita e al potere dei grandi gruppi editoriali. Gli artisti hanno criticato le fusioni che metterebbero a rischio le voci indipendenti. La richiesta è quella di affidare il 25% della programmazione della prima serata a produttori indipendenti.