Anno XI • numero 377 del 22 settembre 2006   Una pubblicazione Diesis Group
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IN QUESTO NUMERO

• FILM ONLINE: UN AFFARE FRUTTUOSO
• KPN RISTRUTTURA ORGANIZZAZIONE DI E-PLUS
• AOL SI RIORGANIZZA E VENDE ATTIVITA’ IN EUROPA
• ITALIA SI’ AL PAGAMENTO VIA SMS
• LA STAMPA SI RINNOVA IN EDICOLA E SU INTERNET
• GIRO DI POLTRONE IN MONDADORI
• IL FUTURO DEL VOIP E’ NELLA TELEFONIA MOBILE
• IPOD NON VUOLE DIRE ITUNES
• STAMPA BELGA IN GUERRA CONTRO GOOGLE

SERVIZI


• Ict cresce,
ma poco
Il mercato riporta un segno positivo, ma la spesa è ancora inferiore a quella del 2000. Le aziende investono poco in tecnologia.

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ALLARME SICUREZZA
Primi interrogatori per l’inchiesta sulle intercettazioni illegali. Gualtieri collabora. Oggi il Gip ascolta Cipriani e Tavaroli. Ma a chi andavano le intercettazioni?

Se i contorni della inquietante vicenda delle intercettazioni illegali si stanno delineando, rimane senza risposta la domdanda più importante: chi aveva beneficio dal lavoro di questo gruppo di spioni? Il ministro della Giustizia, Clemente Mastella, ha avviato una sua indagine con l’obiettivo di capire chi, nell’aministrazione dello Stato, ha preso parte a questo complotto. Oltre a identificare i protagonisti, gli attori e i beneficiari di questa vicenda, rimane poi da capire come praticamente sia stato possibile aggirare ogni tipo di controllo spiando centinaia, forse migliaia di persone, senza che nessuno sapesse nulla. La questione non può esaurirsi con questa indagine. Se venti persone, sia pure bene assortite, al di fuori della legalità, sono in grado di operare un’attività di spionaggio su così vasta scala, sia pone una questione fondamentale di protezione della riservatezza delle informazioni. Probabilmente la gravità di quanto sta emergendo è stato determinante per convincere il presidente del Consiglio Prodi a riferire personalmente a entrambe le camere sui rapporti tra Governo e Telecom Italia. Una vittoria dell’opposizione che vede tra i più entusiasti alcuni politici fuori dalle righe, come Storace che sollecitando una commissione d’inchiesta riceve gli sberleffi di chi gli ricorda le intercettazioni per cui è indagato a danno dei candidati che gli si opponevano per la carica di governatore del Lazio. E torna amaramente alla mente il suicidio, o presunto suicidio di Adamo Bove, dirigente della sicurezza Telecom.

PROFESSIONE REPORTER
Negli ultimi quindici anni sono stati uccisi 580 giornalisti nel mondo. L’iraq guida la ‘classifica’

Ogni mese vengono uccisi più di tre giornalisti. Lo afferma uno studio dell’associazione non profit statunitense Center to protect journalists. Negli ultimi quindici anni sono stati uccici 580 giornalisti a causa del loro lavoro. E molto spesso non si tratta di pallottole vaganti o di errori: ben sette vittime su dieci muoiono per ritorsione nei confronti dei loro reportage. Le condanne a morte di oltre un quarto dei giornalisti morti sono state eseguite per ordine dei governi o di militari. Il paese più ‘mortale’ è l’Iraq con 78 giornalisti uccisi negli ultimi quindici anni. Seguono Algeria (60), Russia (42), Colombia (37). Nel 2006 sono già morti 31 giornalisti, di cui 20 in Iraq. A correre i maggiori rischi sono i reporter locali. Fra le diverse tipologie di giornalisti, i più colpiti sono quelli della carta stampata. L’85% dei killer dei giornalisti non è mai stato indagato o processato.