Anno XI • numero 367 del 9 giugno 2006   Una pubblicazione Diesis Group
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IN QUESTO NUMERO

• UE MUOVE PRIMI PASSI PER LO IET
• DA CDA RAI NESSUNA NOVITA’ SU DIR. GENERALE
• 3,6 MILIARDI ALLE PICCOLE E MEDIE IMPRESE EUROPEE
• INTERNET WIFI NEL CENTRO DI BOLOGNA
• MERCATO SCOMMESSE SUL CELLULARE IN CRESCITA
• PALINSESTI AUTUNNALI, AL VIA PRIME MANOVRE
• BRASILE SCEGLIE SISTEMA GIAPPONESE PER TV DIGITALE
• LA DANIMARCA VERSO L’USO DI STANDARD APERTI
• PER TISCALI JUKE BOX OFF VIDEO ON

SERVIZI

• Tracce
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GENTILONI ADOTTA IL SIC
Il ministro delle Comunicazioni sembra aver ammorbidito i toni nei confronti della
Gasparri e del Sic: li cancellerà, come disse nel 2004, o apporterà solo delle modifiche?

La legge Gasparri “cancella le norme antitrust sostituendole con i nuovi limiti del Sic che consentiranno al duopolio di crescere ulteriormente”. Queste sono le dichiarazioni che Paolo Gentiloni, neo ministro delle Comunicazioni, disse nel 2004 subito dopo l’approvazione della legge che introdusse il Sic, il Sistema integrato delle comunicazioni. Oggi però le dichiarazioni del ministro, se confrontate con quelle di due anni fa, appaiono essere più soft. Nei giorni scorsi Gentiloni, piuttosto che ribadire l’intenzione di abolire il Sic e la Gasparri, ha preferito concentrarsi sull’intesa raggiunta con l’Agcom per la creazione del database delle frequenze radiotv (vedi pag. 9). Il censimento delle frequenze è stato messo al centro della nuova politica di governo e sarà il punto di partenza per eventuali modifiche alla legge esistente. All’indomani della valutazione del Sic da parte dell’Agcom (vedi pag. 3), Gentiloni non ha parlato della sua abolizione ma di reintrodurre i tetti antitrust: “mentre la Gasparri ha abolito i limiti alla concentrazione diluendoli nel Sic, è necessario reintrodurli, per consentire di eliminare le barriere all’ingresso del mercato televisivo”. Che intenzioni ha il ministro? Introdurre i tetti antitrust significa eliminare il Sic o mantenerne la struttura con le modifiche riguardanti le frequenze? Un altro punto caldo sarà la Rai, considerata da Gentiloni nel 2005 “uno dei pochi giocattoli ancora a disposizione della politica”: accoglierà l’appello dell’Usigrai? (vedi pag.10).

PROSCIUGATE LE FONTI
L’articolo 5 del Dl 106 impedirà ai magistrati di
parlare con i giornalisti. L’informazione sarà ‘ingabbiata’

“Tra circa 10 giorni sarà limitata la libertà di stampa nel nostro Paese”. Lo afferma Pierluigi Franz, consigliere nazionale Fnsi (il sindacato dei giornalisti), ricordando che una legge che entrerà in vigore il 18 giugno porterà a una riduzione delle “fonti dei giornalisti” e renderà il Pubblico ministero di fatto inavvicinabile. Le norme in questione sono contenute nell’art. 5 del decreto legislativo n. 106 del 20 febbraio sulle “Disposizioni in materia di riorganizzazione dell’ufficio del pubblico ministero” (GU del 20 marzo 2006). In sostanza solo il Procuratore della Repubblica o un magistrato dell’ufficio appositamente delegato potrà tenere rapporti con la stampa. I magistrati non potranno rilasciare dichiarazioni o fornire notizie agli organi di informazione sull’attività giudiziaria fino a quando la relativa sentenza non passerà in giudicato. I trasgressori saranno perseguiti disciplinarmente da parte del Csm.