Anno XI • numero 357 del 24 marzo 2006   Una pubblicazione Diesis Group
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IN QUESTO NUMERO

• USA, CHI HA LA BROADBAND USA WEB PER NEWS
• UE DICE SI’ A JOINT VENTURE TIME WARNER-CBS
• SOROS COMPRA LIBRARY DI FILM DREAMWORKS
• CON PAYPAL SI PAGHERA’ ANCHE TRAMIRE SMS
• GOVERNO CINESE NON DARA’ LA LICENZA VOIP FINO AL 2008
• AGCOM APPROVA NUOVO PIANO FREQUENZE
• A MAGGIO ARRIVA IL DVD USA E GETTA
• FRANCIA, MULTE PER CHI SCARICA FILE
• INTERNET AL FEMMINILE ENTRO IL 2007

SERVIZI

• Ict in caduta
libera nel 2005



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SCHEDE DUBBIE
Da un’inchiesta giornalistica emergono retroscena poco chiari sullo scrutinio elettronico
che per la prima volta sarà utilizzato alle politiche coinvolgendo dieci milioni di voti

Ci sono diverse ombre dietro lo scrutinio elettronico che interesserà circa dieci milioni di schede, un quarto del totale, alle prossime elezioni politiche del 9 aprile. A metterle in luce sono Mario Portanova e Gianni Barbacetto in un’inchiesta che esce sul numero di venerdì 24 marzo di “Diario”. Il primo dubbio arriva su una delle società scelte dal ministero per l’Innovazione e le tecnologie per effettuare lo scrutinio elettronico. “La società di consulenza statunitense Accenture in Italia ha come partner Gianmario Pisanu, uno dei figli del ministro dell’Interno Beppe - spiega Portanova -. La cosa strana è che la scelta di Accenture è avvenuta non tramite una gara ma a ‘trattativa privata’: il motivo addotto dal ministero è che ha scelto questa prassi per urgenza. Quale urgenza, visto che le elezioni di aprile arrivano al termine naturale della legislatura?”. Il secondo punto poco chiaro ai due giornalisti è legato a una questione operativa: coloro che maneggeranno le chiavette contenenti i voti, ben 18 mila incaricati, sono lavoratori con contratto interinale selezionati da Adecco. “Quali garanzie danno ai cittadini questi operatori, a chi rispondono? - conclude Portanuova -. Il voto è una questione delicata e i cittadini devono affidare la propria scelta non si sa a chi”. Ad aprile per la prima volta lo scrutinio elettronico sarà utilizzato alle politiche e avrà valore legale. Interesserà quattro regioni - Lazio, Puglia, Liguria e Sardegna - pari al 25% degli elettori.

L’INFORMAZIONE MUORE
Reporters sans frontières in un rapporto-denuncia ricorda gli 86 giornalisti morti durante la guerra in Iraq

La guerra in Iraq, cominciata il 20 marzo 2003, ha chiesto un pesante tributo ai rappresentanti degli organi di informazione: 86 i morti e 38 i rapiti. Reporters sans frontières ha elaborato un’analisi sull’accaduto. Il numero dei giornalisti morti supera quello rilevato in venti anni di guerra in Vietnam. Il 92% delle vittime erano uomini e l’età media era di 35,5 anni. Il 77% dei giornalisti e assistenti dei media uccisi era di origine irachena. Fra i reporter stranieri, le vittime sono state quasi tutte nei primi giorni di guerra. In seguito molti giornalisti hanno lasciato il paese. La nazionalità non è stata un fattore determinante: solo dodici giornalisti e assistenti media uccisi provenivano da un paese della coalizione guidata dagli Usa. Per quanto riguarda i giornalisti rapiti, Rsf ricorda che cinque (compreso Enzo Baldoni) sono stati uccisi e tre non sono ancora stati liberati.