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SCHEDE DUBBIE
Da un’inchiesta giornalistica emergono retroscena poco chiari sullo scrutinio elettronico
che per la prima volta sarà utilizzato alle politiche coinvolgendo dieci milioni di voti
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Ci sono diverse ombre dietro lo scrutinio elettronico che interesserà circa dieci milioni di schede, un quarto del totale, alle prossime elezioni politiche del 9 aprile. A metterle in luce sono Mario Portanova e Gianni Barbacetto in un’inchiesta che esce sul numero di venerdì 24 marzo di “Diario”. Il primo dubbio arriva su una delle società scelte dal ministero per l’Innovazione e le tecnologie per effettuare lo scrutinio elettronico. “La società di consulenza statunitense Accenture in Italia ha come partner Gianmario Pisanu, uno dei figli del ministro dell’Interno Beppe - spiega Portanova -. La cosa strana è che la scelta di Accenture è avvenuta non tramite una gara ma a ‘trattativa privata’: il motivo addotto dal ministero è che ha scelto questa prassi per urgenza. Quale urgenza, visto che le elezioni di aprile arrivano al termine naturale della legislatura?”. Il secondo punto poco chiaro ai due giornalisti è legato a una questione operativa: coloro che maneggeranno le chiavette contenenti i voti, ben 18 mila incaricati, sono lavoratori con contratto interinale selezionati da Adecco. “Quali garanzie danno ai cittadini questi operatori, a chi rispondono? - conclude Portanuova -. Il voto è una questione delicata e i cittadini devono affidare la propria scelta non si sa a chi”. Ad aprile per la prima volta lo scrutinio elettronico sarà utilizzato alle politiche e avrà valore legale. Interesserà quattro regioni - Lazio, Puglia, Liguria e Sardegna - pari al 25% degli elettori.
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L’INFORMAZIONE MUORE
Reporters sans frontières in un rapporto-denuncia
ricorda gli 86 giornalisti morti durante la guerra in Iraq
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La guerra in Iraq, cominciata il 20 marzo 2003, ha chiesto un pesante tributo ai rappresentanti degli organi di informazione: 86 i morti e 38 i rapiti. Reporters sans frontières ha elaborato un’analisi sull’accaduto. Il numero dei giornalisti morti supera quello rilevato in venti anni di guerra in Vietnam. Il 92% delle vittime erano uomini e l’età media era di 35,5 anni. Il 77% dei giornalisti e assistenti dei media uccisi era di origine irachena. Fra i reporter stranieri, le vittime sono state quasi tutte nei primi giorni di guerra. In seguito molti giornalisti hanno lasciato il paese. La nazionalità non è stata un fattore determinante: solo dodici giornalisti e assistenti media uccisi provenivano da un paese della coalizione guidata dagli Usa. Per quanto riguarda i giornalisti rapiti, Rsf ricorda che cinque (compreso Enzo Baldoni) sono stati uccisi e tre non sono ancora stati liberati.
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