Anno X • numero 353 del 24 febbraio 2006   Una pubblicazione Diesis Group
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IN QUESTO NUMERO

• AL VAGLIO UE LETTERA DI LANDOLFI SULLA GASPARRI
• LENOVO VENDE COMPUTER ANCHE FUORI DALLA CINA
• MICROSOFT ANCORA IN TRIBUNALE
• AUTHORITY TLC SBLOCCA SIM LOCK
• 3 ITALIA LANCIA TV MOBILE LA3
• FAZIO CENSURATO DALL’AGCOM
• VAL D’AOSTA CHIEDE CONFRONTO SU DTT
• FIFA VIETA DIFFUSIONE SUL WEB FOTO MONDIALI 2006
• AMORE/ODIO TRA INFORMATICA E GIUSTIZIA

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• Il cinema fa
festa a Roma



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IL RITORNO DI MARANO
I consiglieri della Cdl nel Cda Rai hanno eletto Antonio Marano nuovo direttore di Raidue
e l’Agcom ha ‘censurato’ il programma di Fazio. Prodi vuole Emilio Fede come arbitro...

Tanto Calderoli fece con la sciagurata maglia, che la Lega offesa per le reazioni degli alleati perfeziona al photofinish il controllo sulla poltrona di Raidue. La politica è così, ci si urla contro e poi chi si offende fa il broncio e chiede riparazione per essersi lasciato insultare pubblicamente (e silurare un ministro). Il Cda della Rai si è spaccato sul cambio al vertice della seconda rete, prima guidata da Massimo Ferrario. Mentre i consiglieri di maggioranza votavano compatti a favore dell’elezione di Marano, quelli dell’opposizione abbandonavano la seduta per protesta e il presidente Claudio Petruccioli votavano contro parlando di “grave strappo unilaterale” per una scelta politica nel periodo pre-elettorale di par condicio. A proposito di quest’ultima, Prodi ha accettato la sfida televisiva con Silvio Berlusconi e le altre due punte della Cdl, Gianfranco Fini e Pierferdinando Casini. Ma a certe condizioni: il confronto deve avvenire sulle reti Mediaset, l’arbitro sarà Emilio Fede e le regole del duello dovranno essere come quelle concordate per il confronto Bush-Kerry negli Usa, ma la maggioranza deve rinunciare alla conferenza stampa finale del presidente del Consiglio. Condizioni contestate dalla Casa delle libertà, per tre motivi. Il primo è che sono state chieste da Prodi, e quindi non possono essere accettate per principio. Poi, il baratto non è vantaggioso. Infine verrebbe messo in evidenza come un arbitro di parte sia inutile se le regole sono imparziali. Insomma, una provocazione.

DOCUMENTARI IN ESTINZIONE
In Italia vengono trasmessi ancora pochi documentari e gli investimenti nel settore sono scarsi. Parola di IsiCult

Sono stati presentati ieri in un convegno organizzato da Doc/It i dati relativi al mercato del documentario in Italia elaborati da IsiCult. I numeri non sono entusiasmanti: nel 2004 il fatturato del settore documentaristico ammontava a 50 milioni di euro e coinvolgeva circa 250 aziende e 3.000 persone. La Rai ha investito nel settore lo 0,5% del suo budget. Le tre reti pubbliche hanno trasmesso 1.223 ore di documentari, pari al 4,6% della programmazione. L’84% erano opere acquistate. Mediaset ha programmato 278 ore di documentari. Facendo un raffronto con le tv francesi la situazione diventa ancora più deprimente: nel 2004 le tv d’oltralpe (tra pubbliche, private, tematiche e satellitari) hanno investito nei documentari 145 milioni. Le tv pubbliche hanno trasmesso 4.638 ore di documentari, pari al 17,6% della programmazione. Il fatturato è stato di 61 milioni.