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AUDITEL - I NUMERI DELLA TV
(a cura di Giorgio Bellocci)
ALBERTAZZI E FO, CHE COPPIA!
Anche le ultime due puntate di “Angels in America”, la bellissima mini-serie pluripremiata negli Stati Uniti, hanno fatto registrare un dato auditel in linea con il trend de La7, ma ben inferiore a quanto avrebbe meritato un prodotto del genere. In relazione al gradimento che si evince dagli asettici tabulati auditel (una media di quasi 500.000 utenti per le tre serate) ribadiamo quanto detto nell’ultimo numero di Broadcast&Video: non vi sono “scandali”, semplicemente i nuclei d’ascolto deputati oggi a indicare “sconfitte” e “vittorie” dei network non sono in grado di confrontarsi con una televisione di qualità. Fermo restando i complimenti a La7, secondo noi l’operazione “Angels in America” (abbinata alla giornata mondiale contro l’Aids) avrebbe comunque dovuto interessare la televisione di stato, quella del canone, con Raitre a rappresentarne la collocazione ideale. Magari con uno speciale introduttivo a cura di uno dei suoi volti più “intellettuali” e aperti alla contaminazione (Fabio Fazio, Serena Dandini, Giovanni Minoli). Un’occasione persa per la Rai, bilanciata però, è giusto ammetterlo, da un’iniziativa eccellente, d’alto profilo culturale, palesatasi a sorpresa lunedì 13 dicembre nella seconda serata di Raidue. Parliamo di “Teatro in Italia”, rotocalco di otto puntate realizzato da Giorgio Albertazzi e Dario Fo, coppia affiatatissima malgrado le dichiarate opposte simpatie politiche. I due, disposti a spendersi anche con un’attiva presenza in video, hanno costruito un format che attraverso un suggestivo alternarsi di stili e soluzioni narrative racconta la magia dell’universo teatrale. La prima puntata ha ottenuto un ascolto piuttosto basso (402.000 spettatori), ma considerata la collocazione confidiamo che Raidue non venga presa da strane tentazioni... Tornando a “Angels in America”, vogliamo sottolinearne la forte ispirazione cinefila che ha accompagnato la mini-serie, a prescindere dall’originale e complessa trattazione di temi come la morte e la spiritualità. Come non riconoscere gli echi di Conoscenza carnale di Mike Nichols (guarda caso regista di “Angels in America”)? Alludiamo alla rappresentazione del sesso come metafora dell’incomunicabilità (nel film erano gli anni ‘70, qui gli anni ’80). O quelli de L’esorcista (guarda caso evocato da un personaggio della mini-serie)? E non pensiamo alle scene horror, bensì alla straordinaria valenza sociologica contenuta nel capolavoro di William Friedkin: la mancanza di certezze, frutto di una società tormentata dalla guerra del Vietnam e dallo scandalo Watergate, accompagnava i protagonisti del film esattamente come la frustrazione per il tramonto di un’era illusoria (il celebre “edonismo reaganiano”) devasta quelli di “Angels in America”.
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