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18 Novembre 2004 pag. 16 n.300

TRECENTO VOLTE INDIPENDENTI
... segue dalla prima pagina


E’ il segnale di come l’informazione sia fondamentale nei teatri di guerra per i paesi evoluti. Sul numero 76 di B&V scrivevamo che quello era un punto di non ritorno per la libertà di informazione. Su questa vicenda è nato anche un sito www.sedicipersone.it e abbiamo ricevuto decine di messaggi, di lettori d’accordo e di lettori che non lo erano. L’altro fatto bellico riguarda la seconda guerra in Iraq e l’ingresso delle truppe americane a Baghdad. In quell’occasione nel cielo della capitale girava un aereo con un potente trasmettitore che copriva le trasmissioni locali e diffondeva messaggi di propaganda simili a quelli utilizzati per i volantini lanciati dagli aerei durante il conflitto in Vietnam. Vale la pena ricordare che in Iraq è proibito diffondere il numero delle vittime civili negli ospedali, pena il ritiro del permesso ai giornalisti, ed è proibito effettuare riprese durante le azioni militari nelle città, come in questi giorni a Falluja. Tutte le immagini che vediamo sono state girate dai cineoperatori militari americani o da pochi giornalisti selezionati. Sono stati inventati i giornalisti embedded, cioè incorporati nelle divisioni militari e alimentati solo da notizie di fonte ufficiale.
La libertà di stampa dovrebbe essere sinonimo di democrazia. E spesso lo è. Può così sembrare strano che in Israele si allentino le maglie del controllo sull’edizione dei giornali, come accaduto la scorsa settimana con una nuova legge sulla stampa. Ma se poi si va a vedere si scopre che nonostante il clima di guerra civile, Israele è già più virtuosa dell’Italia nella classifica sulla libertà di stampa realizzata su parametri oggettivi dall’organizzazione Reporters sans frontiers. Prima di noi ci sono paesi che ci viene spontaneo giudicare ben più arretrati del nostro, come Giamaica, Benin o la Bosnia Erzegovina.
E questo ci porta inevitabilmente a rievocare cosa è accaduto in Italia in questi ultimi anni. Saltando a piè pari la questione del conflitto di interessi, fondamentale, ma di cui è inutile riassumere qui l’importanza, c’è un fatto in Italia che costituisce un’altra pietra miliare nel detrimento della democrazia: l’estromissione di Enzo Biagi dalla Tv. Un fatto di enorme gravità che è caduto nel dimenticatoio. Il giornalista più autorevole e più seguito d’Italia è stato rimosso dalla televisione pubblica su indicazione esplicita del Presidente del consiglio. E se pur di importanza ben diversa, la rimozione di Enrico Mentana dal TG5 sostituito con un fedelissimo al Governo come Carlo Rossella (mi si perdoni un istintivo triste sorriso per il comunicato del Cdr di Panorama che chiede si “garantisca l’autonomia dei giornalisti” della testata).
Vale anche la pena ricordare come la Rai sia una fucina di politici di destra e di sinistra. Fatto quantomeno strano. Da Badaloni a Marrazzo alla Gruber, da Del Noce a Gavronsky a Selva, fino alla Gardini. Insomma il canone serve per formare la classe politica del paese.

• Giorgio Tedeschi