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Sono in aumento le imprese e gli addetti nel mercato Ict (Information Communication Technology), ma crescono anche le criticità: nel 2003 sono quasi il 10% le aziende del settore in crisi, con un incremento del 5,1% rispetto al 2002. Il rapporto 2004 su “Occupazione e formazione nell’Ict”, curato da Federcomin, Anasin ed Assinform, con la partecipazione di Aiip, Clusit, Fedoweb e Frt, analizza luci e ombre di tutto il settore: l’occupazione, la salute delle società, la qualità nell’utilizzo delle differenti soluzioni applicative, la formazione. Dalla ricerca, sviluppata con la collaborazione scientifica della facoltà di Scienze Statistiche dell’Università di Milano Bicocca, Unioncamere e NetConsulting, emerge una situazione tutt’altro che rosea, che necessita un intervento mirato da parte delle istituzioni. Alberto Tripi, Presidente di Federcomin, afferma: “Chiediamo che l’innovazione diventi una priorità e che le poche risorse a disposizione siano indirizzate a sostenere le imprese che investono sull’intelligenza e sulla creatività. Le misure di riduzione degli incentivi per le imprese rischiano di compromettere qualsiasi ipotesi di ripresa economica”.
Dai dati del rapporto risulta che le imprese del settore Ict in Italia sono passate da 84.900 nel 2002 a 85.600 nel 2003 (+0,8%), ma di queste quasi il 10% sono in situazione di criticità (sospensione, liquidazione, fallimento). Gli occupati diretti in questo settore sono cresciuti nel 2003 dell’1,5%, a 608 mila unità. Sta però aumentando la differenza tra addetti a tempo pieno (578 mila) e occupati a tempo parziale, che sono in crescita del 36,4% rispetto al 2002, pari a 30 mila unità. Agli addetti del settore vanno sommati quelli presso le aziende utenti (circa 400 mila, +1,5%) che fanno dell’Ict un settore di circa un milione di lavoratori, pari a oltre il 5% della forza lavoro in Italia. Anche in questo campo va segnalata la crescita degli occupati a tempo parziale, aumentata del 40% a 21 mila unità.
Sul fronte della capacità di utilizzo delle nuove tecnologie da parte dei lavoratori emerge che il numero di ‘Power User’ (coloro che sono in grado di utilizzare soluzioni applicative in modo autonomo e avanzato) nel 2003 è risultato statico: 3.950.000 unità, con un tasso di crescita medio annuo nell’ultimo biennio dello 0,6%. I ‘Generic User’ (lavoratori che impiegano le tecnologie in modo più ripetitivo e limitato ai soli strumenti messi a disposizione della loro specifica area di attività) ammontano a 6.965.000, con un incremento del 2%. I ‘No User’ (non fanno alcun uso delle tecnologie e delle soluzioni It) sono 4.085.000 (il 27,2% del totale occupati) e sono aumentati rispetto al 2001 con un tasso di crescita media annua dell’1,1%. La perdita di terreno dei ‘Power User’ e la crescita dei ‘No User’ evidenzia lo stato di sofferenza attuale delle imprese nel mantenere le competenze interne al passo con l’evoluzione tecnologica, ma anche le difficoltà di un sistema Paese che non è ancora in grado di formare adeguatamente i dipendenti e di permettere alle loro competenze di crescere di pari passo con l’evoluzione tecnologica in atto.
Nota dolente del rapporto è l’analisi sulla formazione. Il 2003 è stato un anno di crisi, che ha registrato un valore pari a 630 milioni, in calo del 10,4% rispetto al 2002. Nelle aziende le attività formative si sono rivolte nel 46,6% dei casi agli specialisti Ict e nel 53,4% hanno riguardato tutti gli altri addetti aziendali. La contrazione degli investimenti in formazione è un altro elemento di preoccupazione, in una fase di mercato contraddistinta da crescenti criticità nelle imprese e negli addetti del comparto. Il Presidente di Anasin, Franco Patini, ha affermato: “Con le difficoltà del periodo si stanno perdendo competenze, ‘e-skills’, con pesanti conseguenze per il futuro”.
• Paola Giudiceandrea
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