|

Il Titanic sta affondando ma l’orchestra di bordo continua a suonare un ragtime nel salone della prima classe finché le gelide acque non sommergono tutto e tutti. La discografia è uno dei tanti Titanic del XXI secolo: anni fa ha cozzato contro il misterioso mondo della rete e non si è ancora ripresa. Anzi, invece di aggrapparsi a una scialuppa di passaggio, la musica digitale, ha proseguito sulla sua strada continuando a pubblicare dischi e ignorando il cambiamento epocale in atto. Celebri le cause intentate contro Napster, capostipite del peer-to-peer, dall’industria discografica statunitense. Il sito fondato da Shawn Fanning è stato sì costretto a chiudere i battenti, ma nel frattempo le pagine web che consentivano lo scambio illegale di musica hanno prosperato e lo stesso Napster ha cambiato proprietario, si è trasformato in negozio online e ha cominciato a vendere musica sul web sia negli Stati Uniti sia in Gran Bretagna. Le case discografiche hanno faticato a comprendere i nuovi nodi tecnologici e ad adeguarsi alle novità, al fatto che pochi siano disposti a pagare fior di euro per acquistare un brano che possono trovare gratis. Intanto, i siti da cui è possibile scaricare musica legale sono arrivati a un centinaio, come riporta il sito Pro-music.it, supportato da un’alleanza internazionale di musicisti, interpreti, artisti, major e case discografiche indipendenti, rivenditori dell’industria musicale. Per Jay Berman, presidente della International Federation for the Phonographic Industry (Ifpi) è “un chiaro segnale del nuovo e più favorevole atteggiamento del popolo di internet nei confronti della politica di protezione del copyright intrapresa dalle major”.
La filiera della musica è cambiata e alcune tappe una volta obbligate, come la stampa e la distribuzione fisica, vengono a mancare, come ha recentemente sottolineato Franco Carlini nel corso del convegno “La musica è mobile” organizzato da “Il marchio delle idee”. Le opportunità ci sono, ma bisogna essere pronti a coglierle, lasciando affondare il Titanic e riparando sulla prima scialuppa di passaggio e tenendo conto del fatto che la musica è diventata un bene immateriale che non necessita più di un supporto fisico. Andrea Rosi (Bmg Ricordi e un passato in Vitaminic) sottolinea come sia stato “eretto un muro per proteggere il mercato”, ma la discografia “vende emozione ed è stato un grande errore essere distante dal pubblico” che “detta le regole”. Le major hanno pagato profumatamente i propri errori: negli ultimi cinque anni hanno dovuto tagliare circa il 60% degli addetti. Una ripresa potrebbe arrivare nel 2007, sempre che la discografia sposi la musica digitale che, secondo i dati riportati da “Billboard”, nel 2003 valeva negli Stati Uniti 71 milioni di dollari, destinati ad arrivare a 2,2 miliardi nel 2008. Una torta che fa gola a tutti, soprattutto in tempi di vacche magre. Rosi fa notare come ci siano soprattutto due canali di distribuzione particolarmente interessanti: il web e la telefonia. “Oggi il mercato dei contenuti musicali sui telefonini deriva per il 95% dai gadget utilizzati per la personalizzazione”. Nel 2003 il mercato dei Servizi a valore aggiunto, i cosiddetti Vas, valeva 400 milioni di euro (Osservatorio Politecnico di Milano) di cui il 27% derivante da oggetti di personalizzazione. I ragazzini sono disposti a spendere fino a 3 euro per avere le suonerie più aggiornate, ma faticano a scegliere la musica legale perché è a pagamento. Le case discografiche hanno ancora dei problemi di comunicazione nei confronti dei propri utenti e il giro di vite che l’industria statunitense haimpresso sul mercato con innumerevoli cause nei confronti degli utenti che scaricano musica dal web non frena più di tanto il download illegale. La Riia (Recording Industry Association of America) dallo scorso settembre ha denunciato oltre tremilaquattrocento persone sospettate di scambio illegale di file, ma la pirateria non abbassa le armi.
Molti portali italiani hanno cominciato a lanciare negozi di musica digitale grazie alla Od2, società fondata da Peter Gabriel e recentemente acquisita da Loudeye. Msn Music Club e Tiscali Music Club hanno già inaugurato le loro vetrine, mentre Finelco, società che controlla Radio 105 e Radio Montecarlo, i relativi siti (www.105.net, www.radiomontecarlo.net, www.105classics.net) e il portale musicale www.unitedmusic.it, ha siglato un accordo con Od2. Anche Messaggerie/Sugar ha aperto un suo negozio di musica digitale (www.messaggeriedigitali.it) che però al momento non è compatibile con Macintosh. I brani possono essere scaricati e masterizzati e i prezzi partono da 0,99 euro a pezzo. E proprio questo rappresenta un tasto dolente per la discografia. Secondo Elisabetta Biganzoli (Messaggerie/Sugar) i ricavi dal download con i prezzi che vengono offerti adesso “consentono margini troppo bassi” e sottolinea come per l’Italia nello 0,99 rientri anche il 20% di Iva, il 12% della Siae, i proventi per gli aventi diritto, la quota per il distributore digitale. Insomma sono in troppi a dover pasteggiare dallo stesso misero piatto. “La politica commerciale della discografia è stata miope - afferma Biganzoli - perché ha applicato delle regole che non esistono e il mercato non decolla”.
Ma c’è un signore che della musica online ha fatto una bandiera che sventola garrula nella rete. Il signore in questione è Steve Jobs, fondatore di Apple e artefice di iTunes, il negozio di musica digitale lanciato nell’aprile 2003 che negli Stati Uniti ha circa il 75% di quota di mercato. “iTunes ha segnato un momento storico, è il primo vero negozio con l’offerta delle cinque major, anche se - sottolinea Biganzoli - la musica serve per vendere qualcos’altro”, cioè l’iPod, il lettore di musica digitale che ormai è diventato di culto. Jobs avrà anche messo in piedi un’iniziativa per spingere le vendite dei suoi apparecchi, ma i numeri gli stanno dando ragione: un catalogo con oltre settecentomila brani e oltre 97 milioni e 488 mila pezzi venduti. In attesa del fatidico traguardo dei cento milioni Apple ha lanciato un concorso: dal 95milionesimo brano venduto al numero 99.999.999 ogni acquirente può vincere uno dei 50 iPod da 20 GB in palio. Il cliente che comprerà il cento milionesimo brano porterà a casa una serie di premi: un PowerBook 17”, un iPod da 40 GB e un buono acquisto su iTunes per 10.000 brani. iTunes ha fatto il suo sbarco in Europa nelle scorse settimane e il successo è stato immediato: In una settimana i siti di Francia, Gran Bretagna e Germania hanno venduto ottocentomila brani, sbaragliando la concorrenza. Ora entra in campo anche Sony con il negozio Sony Connect in Francia, Germania e Gran Bretagna. Le versioni italiana e spagnola dovrebbero andare online nella primavera del 2005. Il gigante giapponese punterà anche su lettori, in diretta concorrenza con iPod. Alla musica online non si sfugge, tant’è che in Gran Bretagna la Official UK Chart Company, la compagnia britannica ufficiale di classifiche, presenterà a settembre la prima classifica ufficiale dei brani musicali più famosi scaricati legalmente da internet. I dati saranno forniti da siti quali iTunes, mycokemusic.com e Napster.
• Simona Montella
|