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10 Giugno 2004 pag. 16 n.284
TELEFONINO INNOCUO...O FORSE NO
Le ricerche dicono che non fa male, ma sugli effetti delle radiazioni sappiamo ancora poco. Il punto sulla conoscenza di qualcosa che non conosciamo.

Si discute molto sulla presunta dannosità dei telefoni cellulari, e delle radiazioni elettromagnetiche in generale. Qualche dato epidemiologico, statistico, c’è: ad esempio, la crescita dell’incidenza di tumori nelle persone che abitano nelle zone vicino agli impianti di Radio Vaticana a Roma è un dato oggettivo, inconfutabile, ma nessuno sa davvero perché accade. Sono molte le ricerche che hanno cercato di verificare la nocività dei telefoni. Prendendo i dati in maniera macroscopica possiamo dire che tutte le indagini scientifiche dimostrano che i telefoni cellulari non fanno male. Il problema è che non abbiamo gli strumenti per saperlo, né abbiamo avuto abbastanza tempo per capire se questo sia vero.
Lo spunto ci viene dall’autorevole rivista Altroconsumo, che nel numero di questo mese pubblica un test ineccepibile sugli effetti prodotti sul cervello da una trentina di telefonini. La misurazione evidenzia come tutti i modelli siano abbondantemente sotto la metà della soglia di sicurezza prevista, già cautelativa. Il valore per questo tipo di radiazioni ha una sigla, SAR, che significa specific absorption rate e si misura in watt per chilo, cioè una relazione tra potenza e peso. Per le radiazioni come quelle dei cellulari è fissata in 2W per Kg. Ma a cosa serve questo valore? A misurare l’unica cosa che siamo in grado di fare, cioè quanto la radiazione scalda i neuroni. Secondo il test di Altroconsumo i telefoni che scaldano di più sono quelli della Samsung, e quello che scalda meno un telefono Motorola. Non dategli nessuna importanza, non è un criterio per scegliere il cellulare.
Accontentarsi di verificare quanto le radiazioni scaldano il nostro cervello è una scelta di necessità. E’ l’unica cosa che sappiamo fare, ma il problema è che sicuramente c’è dell’altro, non sappiamo cosa. Si ha la certezza, anche qui scientifica, che radiazioni di intensità più elevata analoghe a quelle dei cellulari provocano danni, perché le persone che vi sono sottoposte sviluppano alcune malattie più che altre. Ma anche in questi casi molto spesso le fonti sono sotto la soglia stabilita per tutelare la salute, e certamente non sufficientemente potenti da scaldare i neuroni delle persone colpite.
Dunque cosa accade e come possiamo essere certi di cosa fa male e cosa non lo fa?
Allo stato attuale non siamo in grado. Un po’ come se ci trovassimo di fronte a un malato infettato ma nessuno avesse scoperto ancora il microscopio. L’analogia è calzante. La fisica ci ha dimostrato l’esistenza di elementi, particelle sub atomiche, la cui esistenza si può dimostrare sperimentalmente, ma che nessuno ha mai visto. Il massimo di espansività che queste particelle ci dimostrano è lasciare una traccia su una lastra fotografica dopo essere state accelerate a velocità vicine a quelle della luce. Sono cariche elettriche elementari (o anticariche elettriche, o né una né l’altra) che ora sappiamo determinare il comportamento degli atomi, che determinano a loro volta il comportamento delle molecole e così via, o meglio chissà fin dove si arriva.
Nel caso dei cellulari poi c’è anche il problema che la storia è breve, cioè che non si può verificare una evoluzione delle patologie in così poco tempo. Fra una decina d’anni si potrà capire se l’incidenza di alcune malattie ha qualche legame con il cellulare, ma sarà comunque difficile perché il mutamento dei comportamenti sociali coinvolge talmente tanti aspetti che identificare quali siano quelli realmente influenti non sarà facile. Per cui rimaniamo sulle poche certezze che abbiamo: il telefonino non ci frigge i neuroni (molto peggio asciugarsi la testa con il phon). L’altra certezza è che ci sono interazioni di tipo elettrico e magnetico che ci sfuggono completamente, che non siamo in grado di rilevare e analizzare, ma che certamente qualche influenza sul nostro organismo ce l’hanno. Non sappiamo nemmeno se facciano bene o male, ma qualcosa fanno. Certamente la nostra evoluzione biologica non comprende un’appendice elettronica, quindi possiamo aspettarci che l’influenza non sia positiva, altrimenti avremmo imparato a trasmettere segnali come i pipistrelli o le balene senza aver bisogno della Motorola.
* Giorgio Tedeschi