HomeB&V  
SERVIZI
 
  SCARICA PDF
4 Giugno 2004 pag. 15/16 n.283
IL MERCATO ICT FATICA A DECOLLARE
Il Rapporto Assinform 2004 parla di una crescita italiana di solo lo 0,1%.
Per cambiare occorre investire nella tecnologia e puntare all’innovazione.

Nel nostro paese il mercato dell’Ict fatica a decollare. È quanto emerge dal Rapporto 2004 relativo all’informatica, alle telecomunicazione e ai contenuti multimediali, realizzato da Assinform (associazione nazionale produttori contenuti, tecnologie e servizi per l’informazione e la comunicazione) con il patrocinio della presidenza del Consiglio dei ministri dipartimento per l’Innovazione e le Tecnologie. Nonostante i dati relativi ai primi tre mesi dell’anno mostrino un segnale di ripresa, Pierfilippo Roggero, presidente Assinform, avverte: “È vero che i segnali del primo trimestre 2004, con una crescita della spesa Ict dell’1,5%, sono in leggera controtendenza. Ma già il fatto che l’informatica mostri ancora un calo dell’1,4% rende evidente la fase di incertezza che stiamo attraversando in Italia”.
Il trend per quest’anno parla di una crescita del mercato delle telecomunicazioni del 2,8%, pari a 9.790 milioni di euro, grazie alla spinta che arriva dai servizi su rete mobile, in aumento del 12,4%. L’It (information technology) scende dell’1,4% a 4.542 milioni. In calo il settore hardware (–2,4%), l’assistenza tecnica (–3,7%) e i servizi (–1,6%), mentre crescono il comparto software (+0,9%) e la vendita di personal computer (+22,2% con 824.100 unità vendute), in particolare i portatili (+46,3% con 310.100 unità). Ma Roggero non canta vittoria e sottolinea le difficoltà esistenti nel settore in Italia: “Esistono ancora troppi elementi di freno all’innovazione tecnologica nel nostro paese, in particolare la difficoltà ad accedere a forme di credito agevolato e a finanziamenti pubblici, e l’Irap, una tassa profondamente iniqua”.
Le valutazioni del presidente Assinform trovano conferma nei dati del 2003 contenuti nel Rapporto. In Italia, la crescita dell’Ict non è andata oltre lo 0,1%, contro il 3,2% del mercato mondiale. L’andamento è condizionato dalla difficile congiuntura economica: i prezzi dei prodotti e le tariffe dei servizi tendono a calare sia nel comparto dell’informatica sia in quello delle telecomunicazioni. Nel campo delle Tlc si registra una significativa inversione di tendenza rispetto al calo verificatosi nel biennio 2001-2002 e il settore cresce complessivamente dell’1,8%, per un volume d’affari di 40.885 milioni. Nel 2003 è arrivato il tanto atteso sorpasso della telefonia mobile sulla fissa: la mobile cresce del 6,7% a 21.041 milioni, mentre la fissa scende del 3% a 19.884 milioni. Vanno bene anche i servizi sulla rete mobile: +11,5% a 15.820 milioni per quelli vocali, mentre sms, mms, vas (servizi a valore aggiunto) arrivano a 2.135 milioni (+36,3%), registrando una spesa pro capite annua di 51,3 euro (+31,2%). Gli italiani sembrano essere ormai dipendenti dai telefonini: nel 2003 le linee attive sono cresciute del 4,7% a 56,8 milioni, con 41,6 milioni di utenti effettivi (+4%, pari al 73% della popolazione), e la spesa annua per utente è salita del 6,8% a 380,2 milioni.

L’INFORMAZIONE ONLINE

La consultazione delle testate web è ormai un’abitudine acquisita per il 60% degli italiani che navigano in rete e, secondo le rilevazioni di Nielsen//NetRatings, gli unique visitor di giornali online e webzine aumentano del 75,3% nel semestre da giugno a dicembre 2003, contro una crescita media nei cento siti top pari al 73,9%. Si amplia anche il ventaglio delle offerte. In totale (fonte: Osservatorio ItaliaMediaOnline) gli organi di informazione sono 1.382 così suddivisi: 103 quotidiani online (+32,1%), le webzine raggiungono 888 unità (+73,4%), 110 siti di operatori televisivi (+15,8%) e 121 agenzie di stampa (+116,1%). Gli argomenti più trattati dalle testate online sono la cronaca locale (12,5%), la cultura (11%) e l’attualità (10,8%).

Il mercato dell’It, in calo anche nei primi mesi del 2004, ha registrato lo scorso anno in Italia la performance peggiore dei paesi Ue: -3,2%, con volume d’affari di 19.396 milioni. Tutti i comparti hanno il segno negativo: hardware –5,6% (5.073 milioni), assistenza tecnica –3,1% (945 milioni), software e servizi – 2,2% (13.378 milioni). Famiglie e imprese sembra non richiedano più prodotti informatici: la domanda delle famiglie è scesa del 3,5% a 791 milioni, delle piccole imprese del 4,5% a 3.663 milioni, delle medie del 3% a 4.513 e delle grandi del 2,8% a 10.459. In particolare, è venuta a mancare la spinta delle banche (4.430 milioni, –4,9%) dell’industria (4.370, -6,6%) e della pubblica amministrazione centrale (1.730, -1,4%). Ma non tutto il mercato è in declino. Segnali incoraggianti arrivano dai contenuti e dai servizi multimediali: nel 2003 ha prodotto un giro d’affari pari a 2.547 milioni. Il 57,3% del totale è appannaggio dei segmenti e-commerce e e-learning, mentre la quota restante è divisa tra videogiochi (26,7%) e contenuti e servizi mobili (16%). Il valore dell’e-commerce business-to-consumer (b2c) si attesta intorno a 1.206,9 milioni, considerando le vendite effettuate nel mercato nazionale e in quello estero nei siti che dispongono di una presenza societaria in Italia. Il dato, se confrontato con il valore di 664,5 milioni registrato nel 2001, indica un tasso annuo di crescita di oltre il 41% e dimostra la vitalità di un mercato che è limitato come dimensione assoluta. Il numero acquirenti online è di oltre 1,6 milioni, con una spesa pro capite di circa 730 euro. Gli italiani acquistano soprattutto libri (17,1%), viaggi (12,9%) e prodotti alimentari (11,8%). Il prototipo dello shopper italiano è un impiegato (31% degli acquirenti online) e ha tra i 30 e i 39 anni (38,6%). La distribuzione dei siti di shopping è molto disomogenea: 28,2% del totale si trova in Lombardia, mentre il Lazio è la seconda regione con l’11,4%. Complessivamente, l’e-commerce nel 2003 ha incrementato il proprio giro d’affari dell’80-90% e del 30% il numero dei fruitori, superando i 2 miliardi di fatturato. Anche il valore del mercato dell’e-learning appare in crescita: alla fine del 2003 è di 256,3 milioni, con un incremento del 136% rispetto ai 108,4 milioni del 2002. I videogiochi continuano la scalata alla conquista dei giovani: alla fine del 2003, il 34% dei bambini tra i 5 e i 9 anni e il 49% tra i 10 e i 13 hanno una console Play Station, Nintendo o Game Boy, raggiungendo un giro d’affari di 613 milioni. “Le dinamiche riscontrate devono indurre a riflessione - spiega Roberto Liscia, presidente della Commissione Anee per i servizi e contenuti multimediali di Assinform - Se è vero che l’Italia è in ritardo nella marcia verso la società dell’informatizzazione, è altrettanto vero che l’interesse spontaneo verso i servizi e i contenuti multimediali è elevato”.
Una lettura in positivo dei dati del Rapporto è stata data dal ministro per l’Innovazione e le Tecnologie Lucio Stanca. “Non si può parlare di declino del mercato Ict ma di perdita di competitività sui mercati internazionali - spiega - L’Italia sta attraversando una fase di ciclo negativo: le difficoltà dello sviluppo dell’Ict sono da inserire nel più ampio contesto di difficoltà economica generale. Esistono tre problemi strutturali legati a questo settore: l’industria è troppo a valle nella filiera dell’Ict e servono politiche mirate di sostegno, c’è troppa lontananza tra la cultura degli affari e quella della tecnologia e l’offerta internazionale di informatica per l’industria si adatta poco all’industria italiana, composta da piccole e medie imprese”. Qual è la ricetta per uscire dalla stagnazione? Secondo Stanca è necessario che il governo investa più risorse nelle piccole e medie imprese. In Italia, come sottolinea Roggero, “ci sono circa 4,2 milioni di imprese e, tolte le 22 mila che superano i 49 dipendenti, 2,5 milioni risultano informatizzate con investimenti mediamente molto contenuti (1.500 euro di media per impresa), mentre ben 1,6 milioni di microimprese non risultano essere informatizzate”. Questo perché, conclude Roggero, “oggi l’investimento in tecnologia viene visto come modo per risparmiare, non per innovare: serve un cambiamento di tendenza per incrementare la cultura dell’innovazione all’interno delle imprese, elemento fondamentale per l’inversione di tendenza”.

* Paola Giudiceandrea