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29 Aprile 2004 pag. 16 n.278
IL WI-FI ALLARGA LA RETE
L’Italia vanta ottocento hot spot pubblici e la crescita è costante.
Gli utenti sono ancora pochi ma le potenzialità sono tutte da scoprire.

Alla fine del 2002 la School of management del Politecnico di Milano ha creato l’Osservatorio permanente sul wi-fi in Italia. I primi risultati, che riguardano sia le Wlan private sia il settore pubblico, sono stati presentati nei giorni scorsi a Milano. Nel segmento privato sono state analizzate le diverse applicazioni che sfruttano il wi-fi: aziende, pubblica amministrazione, medicina, logistica ma anche l’attività didattica e la gestione dei magazzini hanno cominciato a fare ampio uso delle connessioni senza fili. “L’universo è molto più popolato di quello che pensavamo” sottolinea Andrea Rangone che ha curato il rapporto, analizzando cinquantasette organizzazioni. “E’ un quadro molto positivo, ma ci sono ancora problemi legati alla sicurezza”, anche se è prevista un’espansione di applicazioni e usi con investimenti tutto sommato contenuti. Il problema sicurezza è affrontato con sempre più tempismo e comunque, “per il sistema paese pesa più lo sviluppo potenziale che gli eventuali rischi” sottolinea Claudio Contini, marketing director data services Telecom Italia.
Diversa la situazione del wi-fi per uso pubblico, anche a causa del decreto regolamentare che è arrivato solamente a maggio 2003, quando altri paesi erano già partiti. Si tratta di un “mercato neonato” suggerisce Rangone, ma il futuro lascia ben sperare. In Italia sono attivi ventitre operatori che appartengono sia alla categoria delle grandi società di telecomunicazioni, che non possono o non vogliono essere escluse da un settore in crescita, sia da operatori locali o start up. I numeri del wi-fi italiano possono sembrare ancora poco interessanti rispetto ad altri paesi, ma i tassi di crescita sono elevati. Attualmente sono attivi ottocento hot spot, i punti di accesso wi-fi, che segnano un +80% rispetto ai quattrocentocinquanta di settembre 2003. Il 75% di questi hot spot è in mano a tre società. Secondo le previsioni degli operatori, raccolte nel mese di marzo, dovrebbero raggiungere i 2.600 entro dicembre 2004. La distribuzione degli hot spot vede una prevalenza in hotel e centri congressi (46%), seguiti da negozi e centri commerciali (20%) e pubblici esercizi come bar e ristoranti (12%). I punti più interessanti per numero di passeggeri e potenziali clienti business, come aeroporti, stazioni e porti, sono solamente il 5%. “Queste posizioni privilegiate sono già coperte o in via di copertura - afferma Davide Rota, amministratore delegato Megabeam -, ma occorre coprire sempre più location per incentivare gli accessi”. La concentrazione rimane elevata anche in termini di accesso: i primi tre operatori registrano il 90% di collegamenti. Gli utenti unici al primo trimestre 2004 erano 16.000 e a marzo si contavano 400 accessi al giorno così suddivisi: 32% negli aeroporti, 34% negli hotel e 34% in altri luoghi. La distribuzione vede in testa la Lombardia (195) seguita da Lazio (109), Sicilia (80) ed Emilia Romagna (68), segno dell’attività di molti operatori locali. Il 38% degli hot spot è ancora accessibile gratuitamente contro il 62% a pagamento. “Il quadro tariffario è molto vario sia a consumo sia flat” afferma Rangoni: ad esempio, il costo di un’ora di collegamento con carta prepagata varia da 3 a 20 euro. Secondo Rota il wi-fi presenta dei “significativi margini di miglioramento” anche perché “non si devono investire miliardi. E’ un mercato aperto da poco ma ha dei trend interessanti”. Grazie ai bassi costi, ma anche allo sviluppo modulare e alle applicazioni autogenerate, “il wi-fi è uno strumento democratico” afferma Contini, anche se Telecom è spesso accusata di avere una posizione dominante. Il settore deve dotarsi di “un sistema di regole ma è anche improtante costruire un mercato nuovo”.

* Simona Montella