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1 Aprile 2004 pag. 15 n.274
ITALIANI POPOLO DI INTERNAUTI
Sono 21 milioni le persone che usano la rete per cercare informazioni
L’Osservatorio sull’editoria digitale ne mostra tutte le caratteristiche...

Le nuove tecnologie stanno cambiando lo stile di vita della popolazione italiana, sia all’interno delle famiglie sia a scuola. Tanto che si può parlare di vera e propria rivoluzione culturale nella fruizione di contenuti editoriali e informativi. E’ quanto emerge dal rapporto 2004 dell’Osservatorio Aie (associazione italiana editori) sull’editoria digitale che prende in esame i rapporti tra gli italiani e le tecnologie sotto due punti di vista. Da una parte, studia il consumo di contenuti editoriali digitali all’interno delle famiglie e dall’altro prende in esame l’utilizzo delle tecnologie nel mondo della scuola. La prima indagine è stata svolta dall’Istituto Ispo di Renato Mannheimer a marzo 2004 su un campione rappresentativo della popolazione di 4.616 persone. La seconda è stata condotta dall’Istituto Iard di Franco Brambilla a gennaio e a dicembre 2003, su un campione di 1.565 insegnanti (1.068 nella seconda fase).
Il dato più interessante della ricerca Ispo è la frattura culturale che si sta venendo a creare tra coloro che fruiscono i contenuti editoriali utilizzando le nuove tecnologie e coloro che preferiscono un approccio tradizionale. Se il 17% utilizza il tecnologico (internet, cd rom, cellulare) e il 47% quello tradizionale (libri, riviste), solo il 13% dichiara di fare un mix delle due formule. Questo causa un “confronto, che è in realtà uno scontro, tra cultura statica e cultura dinamica”, sottolinea Mannheimer. Ciò che è cambiato è la percezione della tecnologia: questa non è più semplicemente un canale di distribuzione di contenuti editoriali, ma è un vero e proprio strumento per la creazione di servizi a valore aggiunto. Internet viene usato per raccogliere informazioni (30%), per accedere a materiali di supporto per lo studio (23%), per scaricare musica (23%) e per leggere articoli (17%). Tra gli altri canali, i libri e il cellulare ottengono il maggiore incremento. Nel 2002, la media di volumi letti in un anno era di 2,3 tra la popolazione e 6,4 tra i lettori, mentre nel 2004 sale a 2,9 e 6,7. Gli accessi dai telefonini sono triplicati: dal 10% della popolazione nel 2002 al 25% nel 2004. I servizi più gettonati, a pagamento o gratuiti, sono le suonerie e i loghi (25%), notizie sportive (18%) e le news (17%). Ma chi sono, quanti sono e cosa vogliono gli internauti di oggi? I dati mostrano che il numero di coloro che fanno uso della rete è in netto aumento: la stima è di 21 milioni , pari al 43% della popolazione e all’83% di chi usa il computer. Di questi, l’85% ha visitato nell’ultimo semestre almeno un sito a contenuto informativo. Quasi la metà (il 49%) si è detto disponibile a pagare per accedere ai contenuti informativi ed editoriali in internet se la ricerca fosse più veloce (23%), se ricevesse aggiornamenti (17%) e se i contenuti fossero più ricchi (16%). Per quanto riguarda il costo della tecnologia, l’idea prevalente è che questo non debba essere a carico del singolo. In particolare, nell’ambito dell’integrazione dei nuovi media nel percorso didattico, il 22% ritiene che sia la scuola a dover pagare. A dare questa risposta sono soprattutto i genitori con figli in età scolare, gli adolescenti e gli studenti. Sul tema dei costi, il presidente dell’Aie Federico Motta, è polemico verso la politica attuata finora: “Tutti i finanziamenti recenti sono rivolti all’hardware. Mi chiedo: perchè dobbiamo finanziare giganti come Microsoft, Ibm o Telecom? Noi non chiediamo soldi, ma solo interventi che guardino all’industria dei contenuti. L’Italia è l’unico paese che non ha una legge quadro in materia: forse non siamo abbastanza bravi per farci ascoltare”.
L’idea che i costi dell’innovazione tecnologica siano da addebitare al settore pubblico è emersa anche nell’indagine dell’istituto Iard. Anche se il 42% degli insegnanti intervistati dichiara di essere disponibile a pagare di tasca propria affinché internet continui a essere utilizzato a scuola, coloro che non sono disponibili a farlo (33%) sostengono che i costi dovrebbero essere sostenuti dal ministero e dalla scuola. Il mancato investimento impedisce agli insegnanti di utilizzare le nuove tecnologie in aula come strumento didattico, anche perchè nel 78% delle scuole i computer sono presenti solo nelle aule di informatica. Ai docenti non resta quindi che affidarsi alle tecnologie per la preparazione delle lezioni, ma solo il 37% lo fa perchè manca un’adeguata formazione sull’applicazione alla didattica delle nuove tecnologie.

*Paola Giudiceandrea