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Le nuove tecnologie stanno cambiando lo stile di vita della popolazione italiana, sia all’interno delle famiglie sia a scuola. Tanto che si può parlare di vera e propria rivoluzione culturale nella fruizione di contenuti editoriali e informativi. E’ quanto emerge dal rapporto 2004 dell’Osservatorio Aie (associazione italiana editori) sull’editoria digitale che prende in esame i rapporti tra gli italiani e le tecnologie sotto due punti di vista. Da una parte, studia il consumo di contenuti editoriali digitali all’interno delle famiglie e dall’altro prende in esame l’utilizzo delle tecnologie nel mondo della scuola. La prima indagine è stata svolta dall’Istituto Ispo di Renato Mannheimer a marzo 2004 su un campione rappresentativo della popolazione di 4.616 persone. La seconda è stata condotta dall’Istituto Iard di Franco Brambilla a gennaio e a dicembre 2003, su un campione di 1.565 insegnanti (1.068 nella seconda fase).
Il dato più interessante della ricerca Ispo è la frattura culturale che si sta venendo a creare tra coloro che fruiscono i contenuti editoriali utilizzando le nuove tecnologie e coloro che preferiscono un approccio tradizionale. Se il 17% utilizza il tecnologico (internet, cd rom, cellulare) e il 47% quello tradizionale (libri, riviste), solo il 13% dichiara di fare un mix delle due formule. Questo causa un “confronto, che è in realtà uno scontro, tra cultura statica e cultura dinamica”, sottolinea Mannheimer. Ciò che è cambiato è la percezione della tecnologia: questa non è più semplicemente un canale di distribuzione di contenuti editoriali, ma è un vero e proprio strumento per la creazione di servizi a valore aggiunto. Internet viene usato per raccogliere informazioni (30%), per accedere a materiali di supporto per lo studio (23%), per scaricare musica (23%) e per leggere articoli (17%). Tra gli altri canali, i libri e il cellulare ottengono il maggiore incremento. Nel 2002, la media di volumi letti in un anno era di 2,3 tra la popolazione e 6,4 tra i lettori, mentre nel 2004 sale a 2,9 e 6,7. Gli accessi dai telefonini sono triplicati: dal 10% della popolazione nel 2002 al 25% nel 2004. I servizi più gettonati, a pagamento o gratuiti, sono le suonerie e i loghi (25%), notizie sportive (18%) e le news (17%). Ma chi sono, quanti sono e cosa vogliono gli internauti di oggi? I dati mostrano che il numero di coloro che fanno uso della rete è in netto aumento: la stima è di 21 milioni , pari al 43% della popolazione e all’83% di chi usa il computer. Di questi, l’85% ha visitato nell’ultimo semestre almeno un sito a contenuto informativo. Quasi la metà (il 49%) si è detto disponibile a pagare per accedere ai contenuti informativi ed editoriali in internet se la ricerca fosse più veloce (23%), se ricevesse aggiornamenti (17%) e se i contenuti fossero più ricchi (16%). Per quanto riguarda il costo della tecnologia, l’idea prevalente è che questo non debba essere a carico del singolo. In particolare, nell’ambito dell’integrazione dei nuovi media nel percorso didattico, il 22% ritiene che sia la scuola a dover pagare. A dare questa risposta sono soprattutto i genitori con figli in età scolare, gli adolescenti e gli studenti. Sul tema dei costi, il presidente dell’Aie Federico Motta, è polemico verso la politica attuata finora: “Tutti i finanziamenti recenti sono rivolti all’hardware. Mi chiedo: perchè dobbiamo finanziare giganti come Microsoft, Ibm o Telecom? Noi non chiediamo soldi, ma solo interventi che guardino all’industria dei contenuti. L’Italia è l’unico paese che non ha una legge quadro in materia: forse non siamo abbastanza bravi per farci ascoltare”.
L’idea che i costi dell’innovazione tecnologica siano da addebitare al settore pubblico è emersa anche nell’indagine dell’istituto Iard. Anche se il 42% degli insegnanti intervistati dichiara di essere disponibile a pagare di tasca propria affinché internet continui a essere utilizzato a scuola, coloro che non sono disponibili a farlo (33%) sostengono che i costi dovrebbero essere sostenuti dal ministero e dalla scuola. Il mancato investimento impedisce agli insegnanti di utilizzare le nuove tecnologie in aula come strumento didattico, anche perchè nel 78% delle scuole i computer sono presenti solo nelle aule di informatica. Ai docenti non resta quindi che affidarsi alle tecnologie per la preparazione delle lezioni, ma solo il 37% lo fa perchè manca un’adeguata formazione sull’applicazione alla didattica delle nuove tecnologie.
*Paola Giudiceandrea
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