Sembra migliorare la situazione di Family Tv- Canale 11. Il canale, che vede alla direzione artistica Cino Tortorella (nella foto), era stato oscurato la settimana scorsa in seguito al provvedimento dell’Ispettorato delle Comunicazioni della Lombardia. La tv, che dovrebbe iniziare le trasmissioni a Nord di Milano da maggio, è stata oscurata perchè il canale sul quale trasmette dal ripetitore di Valcava disturberebbe altre emittenti, tra cui Telelombardia. Il Mago Zurlì aveva fin da subito alzato la voce per evitare l’oscuramento dell’emittente lombarda, arrivando a minacciare lo sciopero della fame. E i suoi proclami sembra siano stati ascoltati. Negli ultimi giorni nonostante il canale sia ancora oscurato, sono giunte notizie che fanno ben sperare per il futuro di Family Tv- Canale 11. Innanzitutto, Tortorella ha deciso di non effettuare - o rimandare, come sostiene lui - lo sciopero della fame. Grazie anche all’intervento del ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, che ha precisato che “la disattivazione del ripetitore di Family Tv è un fatto strettamente tecnico che non ha nessun legame con il lodevole progetto editoriale intrapreso da Cino Tortorella, al quale rivolgo i migliori auguri per la riuscita dell’iniziativa”. Inoltre, l’Ispettorato delle Comunicazioni della Lombardia ha invitato i responsabili del canale a un incontro per discutere della vicenda. Il risultato, a detta di Tortorella, è stato positivo, ma restano ancora dei dubbi: “Dipende se ci riaccendono come una candela o a tutti gli effetti. Comunque due cose sono sicure: nelle prossime settimane presenteremo il palinsesto di Family tv ed è evidente che, con tutte le schifezze che entrano nella case degli italiani, un canale che fa autoregolamentazione dei programmi nei confronti dei bambini per 24 ore al giorno e non per 4 dà fastidio a qualcuno”. Tortorella, comunque, ringrazia Gasparri per l’interessamento e va dritto per la sua strada. Forte anche dell’appoggio di numerosi telespettatori, che hanno inviato al Mago Zurlì messaggi di solidarietà per continuare a fare una televisione diversa da quella esistente, più pulita e rispettosa soprattutto dei bambini. |
|
La legge Gasparri sulle telecomunicazioni non è ancora stata approvata, ma per le televisioni locali questo non sembra essere un problema. Anzi. Le circa 600 emittenti che operano in Italia si stanno già muovendo verso un futuro che parla sempre più in digitale. Il passaggio dalla tv via cavo a quella digitale, infatti, non interessa soltanto Rai e Mediaset ma coinvolge anche gli operatori locali. Ed è proprio per loro che, analizzando la normativa in vigore con uno sguardo al futuro, si prospettano le novità più interessanti. Innanzitutto, avranno la possibilità di accedere alla sperimentazione per le trasmissioni digitali presentando la domanda al Ministero delle Comunicazioni. Inoltre, il passaggio al digitale diventerà per gli editori locali una ghiotta sfida imprenditoriale. Ma, per entrare nel business, dovranno stare attenti a non cedere alla tentazione di vendere le loro frequenze alle emittenti nazionali.
Il punto di riferimento per il settore delle telecomunicazioni è la legge 66 del 2001. Approvata nella scorsa legislatura, contiene i termini per il passaggio al digitale anche per le tv locali e non dovrebbe subire grosse modifiche quando la riforma Gasparri verrà approvata. La normativa fissa nel 30 marzo 2004 la data ultima per inoltrare al Ministero delle Comunicazioni la domanda per richiedere l’abilitazione alle trasmissioni televisive sperimentali digitali. La fase sperimentale terminerà il 24 gennaio 2005 e, durante questo periodo, le tv locali potranno trasmettere in digitale solo in alcune ore della giornata - ad esempio di notte - oppure potranno diffondere la replica dei programmi che hanno trasmesso in tecnica analogia, o anche diffondere nuovi programmi.
L’introduzione del digitale cambia profondamente la figura dell’operatore locale. Oggi infatti esiste solo la figura dell’editore che svolge contemporaneamente più ruoli: è titolare delle licenze di trasmissione, produce e trasmette i programmi. Con la nuova normativa, invece, le figure diventano tre: il fornitore di contenuti - il produttore di programmi -, l’operatore di rete e il fornitore di servizi. Questi tre ruoli possono anche essere ricoperti dalla stessa persona o società. Il vecchio editore si trova quindi di fonte a un bivio: o vende le proprie frequenze analogiche alle tv nazionali o ad altri operatori locali, oppure decide di richiedere l’abilitazione alle trasmissioni digitali. Nel primo caso, l’editore diventa un semplice fornitore di contenuti e di servizi, perdendo di fatto la possibilità di trasmettere ciò che finora aveva prodotto. Per vedere in onda i propri programmi, infatti, dovrà vederli agli altri operatori di rete. Nel secondo caso gli editori diventano operatori di rete con la libertà di veicolare i propri contenuti e anche quelli di terzi. Ed è proprio questa seconda possibilità che apre scenari nuovi per le emittenti.
A spiegare i principali vantaggi della trasformazione è l’associazione Aeranti-Corallo, che rappresenta 306 delle circa 600 emittenti presenti in Italia e che ha dato una notevole spinta per l’inserimento delle tv locali nella normativa che sancisce il passaggio al digitale. “Coloro che avranno la capacità di convertire la propria impresa all’attività di operatore di rete potranno veicolare sui propri canali, nel proprio ambito locale, sia i propri contenuti, sia contenuti e servizi di terzi realizzando un business che garantirà, nel tempo, una redditività certamente superiore a quella derivante dalla vendita dei canali”, afferma l’avvocato Marco Rossignoli, coordinatore dell’associazione.
Le emittenti locali rappresentano il nuovo sbocco futuro per gli editori che vogliono veicolare propri contenuti. La saturazione delle tv nazionali permetterà alle emittenti locali che investiranno nel digitale di avere più possibilità di ricavi, perchè sarà a loro che si rivolgeranno i fornitori di contenuti. Quindi, la proposta che arriva da Aeranti-Corallo è quella di non vendere le proprie frequenze, ma di creare nuovo business. “Negli ultimi due anni la preoccupazione degli editori locali è stata in primo luogo quella di ottenere l’emanazione di norme che permettessero l’effettivo accesso della emittenza locale alle trasmissioni digitali. Questo obiettivo, seppure con molte incertezze e difficoltà, è stato in buona misura raggiunto e ora pertanto spetta agli editori televisivi locali impegnarsi a fondo per realizzare nei fatti il passaggio al digitale. Qualcuno potrebbe essere tentato di cedere i propri canali alle reti televisive nazionali uscendo quindi di scena o limitandosi a svolgere la sola attività di fornitore di contenuti. Sarebbe un errore imperdonabile - sostiene Rossignoli - L’imperativo pertanto è quello di non vendere ma di trasformarsi dall’attuale impresa televisiva analogica che realizza il palinsesto e lo trasmette, in operatore di rete locale che diffonde sia i propri contenuti, sia i contenuti di terzi”.
La strada da seguire è chiara. “Solo in questo modo verrà ulteriormente valorizzato il principale bene che posseggono le imprese televisive locali e cioè i canali di trasmissione. Se si accettasse la logica di coloro che vorrebbero relegare le imprese televisive locali ad operare come semplici fornitori di contenuti sarebbe come limitarsi ad avere la patente di guida senza avere l’automobile. Infatti i fornitori di contenuti che non saranno allo stesso tempo anche operatori di rete, per poter diffondere i propri programmi, dovranno far veicolare gli stessi dagli operatori di rete che saranno i titolari delle frequenze e dunque i veri signori dell’etere digitale”.
Un’ulteriore valorizzazione delle tv locali si avrà con il trasferimento dell’E-government sul digitale, per avvicinare i cittadini alla pubblica amministrazione. Le emittenti locali sono le uniche che possono differenziare il segnale a livello territoriale. Così, mentre la Rai potrà veicolare questo tipo di servizio su scala nazionale, toccherà alle piccole tv diffonderlo sul territorio e permettere al singolo di comunicare, ad esempio, con il proprio Comune di residenza. Ciascuna emittente avrà quindi la possibilità di gestire - insieme alla pubblica amministrazione locale o in proprio - i contenuti da veicolare, oppure potrà semplicemente fornire le frequenze di trasmissione.
I presupposti per fare rinascere il vasto campo dell’emittenza locale esitono tutti. La partita è appena cominciata. Anche se per ora non esistono dati ufficiali - visto che mancano ancora due settimane alla scadenza dei termini fissati dal Ministero - sembra che la maggior parte degli editori locali si stia muovendo verso la richiesta della sperimentazione delle trasmissioni in digitale.
• Paola Giudiceandrea
|