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11 Marzo 2004 pag. 11 numero 271

AUDITEL - I NUMERI DELLA TV (a cura di Giorgio Bellocci)
I DATI AUDITEL DI SANREMO? NON PERVENUTI

Non c’è pace nell’Ulivo, nell’Inter e al Festival di Sanremo (di qualsiasi edizione si parli)... Cosa accomuna, oltre a effettivi momenti di tribolazione, queste tre realtà? Sono obiettivi di uno stile giornalistico assai discutibile, che, sovente, si stacca dal legittimo e costruttivo diritto di critica (o di cronaca) per sfociare nel pettegolezzo o nella strumentalizzazione fine a se stessa. Nel caso dell’Ulivo, situazioni che dovrebbero essere vissute come aspri confronti di idee, in nome della democrazia e della tolleranza, vengono presentate dai media come “laceranti divisioni interne”, drammatiche “rese dei conti”. Il tutto anche da giornalisti che si dichiarano simpatizzanti della sinistra, o del centro-sinistra (è il “bipolarismo”, bellezza...ma dall’altra parte c’è un Re Sole che comanda senza necessità di confronti). Nel caso dell’Inter assistiamo a un corto circuito mediatico che, partendo dai numerosi “drammi” sportivi degli ultimi anni, alimenta accorati editoriali di tifosi vip, indiscrezioni che puntualmente non trovano conferma, letture psicanalitiche da parte di giornalisti “amici di spogliatoio”. Per il Festival di Sanremo oggi fanno fede i fiumi, o, per meglio dire, i mari d’inchiostro versati nella scorsa settimana. Già ci sembra singolare che i principali quotidiani mobilitino squadre di cronisti per una manifestazione canora (non diamo troppo credito all’abusata scusante del “fatto di costume”); già ci colpisce che “Repubblica” “costringa” una giornalista esperta di politica come la brillante Concita De Gregorio a frequentare la città dei fiori per una settimana (così come il “Corriere della Sera” ha fatto con Aldo Cazzullo); passino i numerosi articoli sui presunti contatti con la mafia del direttore artistico o sulla “bufala” di una apparizione di Silvio Berlusconi all’interno dello show… ma vedere questi quotidiani evidenziare in prima pagina il calo d’ascolti del Festival come se si trattasse di una sciagura… che tristezza! Per non parlare dei critici musicali o televisivi: tutti gli anni sono lì a raccontarci le stesse cose, a fare i medesimi attacchi (ieri a Baudo e alla Carrà, oggi a Tony Renis); a raccontarci, come fa un qualsiasi programmetto di Mediaset, di un peto scappato alla Simona Ventura di turno (a quella dell’edizione 2004, comunque, vanno i nostri sinceri complimenti). Sono così sicuri che il lettore-tipo del “Corriere della Sera”, per esempio, voglia nutrirsi di tutto ciò? Questa rubrica, nel suo piccolo, cerca di interpretare i dati d’ascolto come strumento costruttivo, proponendo anche una lettura non “drammatica” dei medesimi. Ed è per questo che oggi noi decidiamo di scrivere solo una riga sui dati del Festival di Sanremo 2004. La citazione, asettica e senza numeri, la vedete qui sopra.

GLI ASCOLTI DEL 7 MARZO ALLE ORE 21.00
RETE
A.M. SHARE
Raiuno: “Orgoglio” (scen.)
8.260 28.46
Raidue: La talpa (rsh) 3.722 13.02
Raitre: Elisir (rot.) 2.062 7.32
Canale 5: “Il Papa buono” (scen.) 3.507 12.07
Italia 1: Mai dire domenica (varietà) 4.648 15.96
Retequattro: “Men of honor” (film) 3.706 13.91
La7: Sfera (rot.) 559 2.05
A.M. = Ascolto medio espresso in migiiaia. Fonte: Auditel

BBC PERDE COLPI ANCHE FRA
IL PUBBLICO
La tv di stato britannica non ha più lo smalto di un tempo. Da un sondaggio commissionato da Panorama, una rubrica giornalistica della stessa Bbc, emerge che il 59% degli intervistati lamenta la corsa all’audience e il 54% ritiene che la programmazione della Bbc sia diventata più stupida. Solo il 37% pensa che le trasmissioni dell’emittente pubblica siano diverse e migliori da quelle degli altri canali. Lo studio è condotto su un campione di mille persone dalla società demoscopica Icm. Gli inglesi sono anche poco propensi a finanziare la tv di stato: per il 31% la Bbc deve continuare a ricevere denaro pubblico. I ricavi dovrebbe arrivare dalla pubblicità per una percentuale simile, mentre il 36% preferirebbe un abbonamento pagato solo da coloro che vogliono ricevere i programmi Bbc. Il 68% dei sudditi inglesi, però, pensa che la Bbc sia un’istituzione nazionale di cui andare fieri, il 60% la ritiene attendibile e soltanto uno su tre la considera arrogante e non obiettiva. Intanto prosegue la ricerca del nuovo presidente. I candidati sono settantanove.