HomeB&V  
SERVIZI
 
 
  SCARICA PDF
4 Marzo 2004 pag. 16 n.270
IRAQ: TUTTI PAZZI PER IL CELLULARE
Il lancio delle carte prepagate ha cambiato la vita a Baghdad. Il telefonino è diventato il nuovo oggetto dei desideri... ma quanta fatica per averlo!

In Iraq è scattata la mania dei cellulari. Da quando il Paese si è dotato di uno standard Gsm e nei negozi hanno incominciato ad apparire i primi telefonini, gli iracheni sembrano impazziti. A Baghdad si fanno code interminabili in tutti i rivenditori, per poi uscire a mani vuote perchè le scorte di telefoni sono esaurite. E, una volta acquistato l’oggetto del desiderio, la trafila per ottenere una card e il relativo numero è tutt’altro che semplice. Senza considerare il costo, ancora elevato, del servizio.
Nel Paese la rete di telefonia mobile era inesistente fino a qualche mese fa. Il servizio era infatti bandito dal regime dittatoriale di Saddam Hussein, sia per l’embargo internazionale sia per la fobia che aveva di questo mezzo la classe dirigente. La caduta del dittatore ha aperto la strada al Gsm, anche perchè le linee per la comunicazione terrestre sono state molto danneggiate dalla guerra. La scorsa estate l’Autorità Provvisoria della Coalizione (Cpa, guidata dagli Usa), insieme al Ministero delle Comunicazioni iracheno, ha emesso il bando di gara, che si è concluso a ottobre con l’assegnazione di tre licenze. I contratti sono stati vinti da Iraqna, Asia Cell e Atheer Tell, gruppi guidati da compagnie egiziane e kuwaitiane. Iraqna è controllata dall’egiziana Orascom Telecommunications, Asia Cell da una cordata che comprende la kuwaitiana National Mobile Telecommunication (Nmt), mentre Atheer Tell è guidata da un consorzio capeggiato da Mtc del Kuwait. Le tre società si sono spartite il territorio iracheno: Iraqna gestirà la rete della capitale e del centro del Paese, Asia Cell il nord (a eccezione della parte curda che non era sotto il controllo di Saddam) e Atheer Tell il sud. La spartizione non corrisponde solo a criteri etico-religiosi: per telefonare da una zona all’altra bisogna infatti pagare il roaming.
Per ora il problema del costo delle chiamate tra le tre zone non si pone, perchè l’unico network entrato in funzione è Iraqna, il più grosso dei tre. A febbraio la compagnia ha lanciato la carta prepagata, che dovrebbe rendere fruibile il servizio alla popolazione. Prima, infatti, l’accesso era riservato a una élite che poteva permettersi di pagare un deposito di 650 dollari. Ora, invece, i nuovi abbonati se la cavano con molto meno, anche se i costi restano comunque alti. Infatti, per avere una sim card con relativo numero, gli iracheni devono pagare una tariffa di attivazione di 69 dollari e poi comprare schede da 20 o 30 dollari, con un costo di chiamata di 9 centesimi al minuto. A questa somma va aggiunta la spesa per il telefonino. Quelli più economici sono i Nokia, che partono da 109 dollari, per arrivare ai 700 dollari dei modelli della Samsung con telecamera incorporata.
Ma non è finita qui. Come racconta l’editorialista del “Guardian Salam Pax” in un divertente articolo (Baghdad Blogger, 7 gennaio 2004), per ottenere il contratto bisogna munirsi di molta pazienza. Il primo passaggio consiste nel recarsi dal rivenditore: il negoziante informa il cittadino che, prima di registrarsi, sono necessari una serie di documenti - una lista infinita che costringe l’utente a ritornare una seconda volta. Ma, ottenuta la linea e il tanto agognato numero di telefono, il cellulare non è ancora in uso: manca l’ultimo, fondamentale passaggio: bisogna andare al ministero delle Comunicazioni per siglare il contratto con la propria impronta digitale.
Iraqna finora non ha voluto rendere noto il numero di coloro che si sono abbonati al nuovo servizio. Ma da quanto riportato da diverse testate internazionali, sembra proprio che le scorte di telefonini messi in vendita nei negozi di Baghdad siano andati letteralmente a ruba addirittura nel giro di poche ore dall’uscita sul mercato. Una trafila del genere, sommata ai costi eccessivi dei telefonini e delle chiamate, avrebbero scoraggiato chiunque. Ma evidentemente non gli iracheni, o almeno quelli che se lo possono permettere, che ora, in barba alla guerra, impazziscono per avere il telefonino che ha sullo schermo l’immagine del calciatore inglese David Beckham.

*Paola Giudiceandrea