| L’avventura del digitale terrestre è iniziata con una sperimentazione localizzata in parti circoscritte del nostro territorio. Il primo obiettivo è quello di capire che cosa vogliono i teleutenti digitalizzati e provare sul campo l’interattività, anche se questa al momento è limitata a pochissime aree, ad esempio Varese per i canali Mediaset.
Altri progetti sperimentali riguardano l’applicazione dei servizi di e-government. La7 e il Comune di Pesaro, per esempio, hanno di recente firmato un protocollo di intesa finalizzato a realizzare ed erogare servizi interattivi di pubblica utilità. Un’altra sperimentazione è partita a Torino. Dalla fine di febbraio, un campione di cento soggetti tra famiglie e imprese, grazie a un accordo tra Telecom Italia Media e Sun Microsystems, potrà accedere gratuitamente, per quattro mesi, a una serie di servizi sotto forma di applicazioni interattive tramite un set-top-box.
Per quanto riguarda più strettamente la programmazione televisiva, l’offerta del digitale di oggi è differenziata per operatore televisivo e numero di multiplex (l’insieme dei canali digitali trasmessi su una singola banda televisiva) di cui ciascuno dispone.
La Rai ha due multiplex, su cui sono visibili rispettivamente: Rai Uno, Rai Due, Rai Tre, Rai Edu1, Rai News24, Rai SportSat, Rai Utile e Rai Doc, alcuni realizzati appositamente per il digitale ma visibili in realtà anche su satelite. Mediaset ha un solo multiplex che trasmette Rete 4, BBC World, Class News, Coming Soon, Vj Television e Sole24Ore.Tv. I programmi di Canale 5 e Italia 1 sono trasmessi sul multiplex di Dfree, dove sono visibili anche Sport Italia e La Chain Info, un canale all news in francese prodotto da TF1. La7 e Mtv sono visibili su un altro multiplex. Gli operatori dichiarano di aver raggiunto una copertura del territorio di circa il 50% e prevedono di rispettare l’obiettivo del 70% fissato dalla legge per fine anno.
Uno dei valori aggiunti della tv digitale, dai contorni ancora molto fumosi, è l’interattività, assicurata da una piattaforma tecnologica che ha già i suoi anni, ma è molto flessibile, l’MPH (Multimedia Home Platform). L’interattività è assicurata da un canale di ritorno, tipicamente telefonico, che può sfruttare però anche connetività permanente come ADSL e fibra. L’interattività permetterà di compiere operazioni semplici attraverso il telecomando come, ad esempio, il televoto in quiz e concorsi, l’espressione di giudizi di gradimento sui programmi, l’accesso ai servizi della pubblica amministrazione (e-government), fino all’invio di messaggi di testo da e verso l’emittente e tra i telespettatori. In occasione del Festival di Sanremo la Rai inaugurerà il primo servizio interattivo sui propri canali del digitale terrestre. Tramite il telecomando sarà possibile accedere alle schede dei cantanti in gara e degli ospiti, alla scaletta della serata, alle votazioni, alle classifiche e ad altre informazioni. “Per la prima volta sugli schermi dei canali digitali Rai apparirà infatti il fiorellino rosso che è il simbolo che contraddistingue l’interattività” ha spiegato Carlo Sartori, responsabile del progetto del digitale terrestre della Rai e presidente di Raisat. In questo caso il canale di ritorno sarà il cavo telefonico, il che significa che il telespettatore per utilizzare i servizi interattivit dovrà coinnettersi e mantenere aperta la connessione del proprio telefono.
La nuova tecnologia non rende necessaria la sostituzione del televisore di casa. Col tempo i ricevitori nelle tv diverranno digitali, ora basta un ricevitore esterno, esattamente come quello che viene usato per vedere la tv via satellite. Versione più sofisticata di ricevitore è il set top box che consente, appunto, di sfruttare l’interattività. Le stime di alcuni studi che riteniamo decisamente ottimistici, sostengono che, con un’opportuna politica di incentivazione, almeno il 40% delle famiglie italiane dovrebbero essere dotate di set-top-box entro il 31 dicembre 2004 e il 70% entro il 31 dicembre 2005 (dati: Fondazione Bordoni). Ciò potrebbe essere favorito anche dall’incentivo statale previsto nella Finanziaria 2004.
Il ministero per l&r
squo;Innovazione e le Tecnologie ha previsto un contributo governativo pari a 150 euro per l’acquisto di un decoder. Soltanto lunedì sono stati presentati i regolamenti attuativi che chiariscono le procedure di tale applicazione e ne permettono il vero avvio. Secondo tale meccanismo, saranno direttamente i negozianti ad applicare la riduzione su ciascun decoder acquistato, per poi ottenere il rimborso dalle strutture pubbliche. Poste Italiane gestirà il sito internet dedicato e tutta l’infrastruttura informatica alla base del processo e verificherà la documentazione relativa a ciascun contributo così come i rimborsi.
L’incentivo ha però numerose restrizioni: si riferisce, infatti, solo all’acquisto dei decoder interattivi (mph), quindi i più costosi (almeno 300 Euro); può essere erogato solo agli abbonati in regola col pagamento del canone Rai; lo stanziamento deve rientrare nei limiti previsti dalla legge finanziaria, il che significa che potranno beneficiarne solo i primi ottocentomila acquirenti. A disposizione degli aspiranti utenti che volessero ulteriori informazioni c’è un call center con un numero verde: 840022000. Un altro numero verde è a disposizione dei rivenditori: 840011000.
Diamo uno sguardo ai ricevitori e impariamo a identificarli e sceglierli. Sono principalmente di due tipi: zapper e decoder interattivi o set top box mhp. Gli zapper sono i meno costosi (da circa 99 Euro), ma permettono uno sfruttamento limitato della nuova tecnologia e, in più, sono esclusi dal contributo statale. I decoder mhp sono i soli a permettere l’accesso ai servizi interattivi e com eabbiamo detto costano circa 300 euro. L’installazione è la stessa per tutti i tipi di decoder. E’ possibile che si debba però modificare l’impianto o l’antenna di ricezione, perchè se il segnale ricevuto è debole non capita come con la tv analogica, che si vede l’immagine con la neve, ma non si vede proprio nulla. Nel prossimo futuro, poi, saranno commercializzati dei televisori che avranno già al loro interno un decoder interattivo per il DTT integrato e saranno contraddistinti dalla sigla iDTV.
Se si guardano i dati di diffusione della tv digitale terrestre in Europa, le prospettive non sono certo confortanti. In Gran Bretagna solo oggi, a distanza di cinque anni dal suo lancio, la tv digitale ha conquistato la metà della popolazione. Non sta andando meglio in Germania, dove le sperimentazioni partite in alcune città, Berlino in testa, hanno creato una diffusione di utenti a macchia di leopardo. Stessa situazione si è verificata in Spagna. A fronte di bilanci disastrosi delle società coinvolte la transizione totale dall’analogico al digitale (switch off) è stata spostata al 2012.
Uno studio di Simmaco Consulting prevede in realtà che bisognerà sostituire gli attuali apparecchi televisivi in possesso delle famiglie italiane. Ciò necessiterà, nelle previsioni, di circa sette/nove anni, ben lontano, dunque, dal previsto traguardo del 2006. Un vero mercato della tv digitale in Italia non potrà nascere prima del 2010-2012.
*Silvia Capotorto
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