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22 Gennaio 2004 pag.15/16 num.264
PER IL WI-FI E’ L’ORA DEL BOOM...QUASI
Grandi potenzialità e ottime prospettive per il futuro. Ma il cammino da percorrere è ancora lungo.

Il mondo dei servizi wireless in Italia è ancora tutto in divenire. Ed è già passato quasi un anno dall’approvazione del decreto con cui il Ministero delle Comunicazioni lo scorso maggio ha stabilito le norme che regolamentano le modalità con le quali gli operatori possono offrire connettività wi-fi al pubblico.
Una prima mappa ufficiale degli hot spot italiani (dove è possibile accedere al servizio) è stata stilata a ottobre 2003 dalla rivista specializzata “Wireless”. La distribuzione dei 504 punti di accesso nella penisola è piuttosto capillare: la Lombardia è la regione più wireless, con 121 hot spot, 87 solo a Milano, tanti quanti a Roma che ne conta 86. Più sorprendente, forse, la terza posizione della Campania con 77 punti d’accesso di cui 47 a Napoli. L’Emilia Romagna ha attivi 66 hot spot. La maggior parte è collocata all’interno di hotel e centri congressi (circa il 40%). Una buona percentuale si trova presso punti vendita come supermercati, centri commerciali, negozi e pubblici esercizi come bar, ristoranti e fastfood. La parte rimanente è distribuita in ambienti eterogenei come aeroporti, stazioni ferroviarie, porti, e università. Tra i punti già attivi ci sono, a titolo esemplificativo, gli aeroporti di Fiumicino, Linate, Malpensa e Verona, lo Stadio Olimpico di Roma e quello del Foro Italico, alcune università e le principali stazioni ferroviarie. Interessante anche la sperimentazione a bordo dei treni Eurostar attuata da Trenitalia in collaborazione con Alenia Spazio. Entro il 2006, si prevede che il servizio sarà attivo su 250 treni in tutto. Un quinto degli hotel italiani che servono clientela di tipo business ha già attivato servizi wi-fi nelle proprie strutture e il 35% si prepara a completare l’attivazione entro l’anno.
Ma siamo solo all’inizio, e quando tutti gli operatori entreranno in gioco, la diffusione del wi-fi sarà ben più capillare. Già presente nel mercato Tin.it, che offre ai clienti con abbonamenti Internet o ADSL tin.it l’accesso ai suoi 171 hot spot attivi in promozione gratuita ancora per qualche giorno, fino al 31 gennaio. Tra gli operatori locali spicca Videobank, con 400 hot spot attivi nella sola Sicilia. Tiscali, in partnership con Freestation, ha circa 200 hot spot attivi dislocati in stazioni ferroviarie, alberghi e stazioni di rifornimento. Il servizio può essere utilizzato gratuitamente fino al 29 febbraio, registrandosi online all’indirizzo http://point.tiscali.it/wifi e sottoscrivendo un qualsiasi profilo d’accesso Tiscali. Telecom Italia conta 200 hot spot in aeroporti, alberghi, università, a cui prevede di aggiungerne nel corso di quest’anno altri 1.000, dislocati in bar, ristoranti e simili. Con la recente adesione alla “Wireless Broadband Alliance”, che associa 18 tra i principali operatori di Tlc e fornitori di apparati a livello mondiale, Telecom mira alla creazione di un progetto comune a livello internazionale, proseguendo quanto iniziato in settembre con l’accordo con Boingo, società leader negli Usa per il servizio di wi-fi pubblico. Grazie a questa intesa i clienti Telecom potranno collegarsi in modalità wi-fi da più di 1.400 hot spot presenti negli Usa e in altri Paesi del mondo, come Messico, Inghilterra, Australia e Argentina. Per quanto riguarda Vodafone, dal 24 novembre 2003 gli utenti che hanno sottoscritto un piano telefonico aziendale possono accedere ai 19 hot spot di Megabeam (13 alberghi e 6 aeroporti), gratis fino a fine marzo, grazie all’utilizzo della tecnologia W-Lan (click per vedere l’elenco). Wind, per il momento, non ha ancora presentato una propria offerta di wi-fi pubblico, preferendo legare tali servizi a quelli di telefonia, sia consumer che business. Albacom punta invece soprattutto sull’offerta alle aziende. Conta 9 hot spot attivi, anche negli aeroporti di Napoli e Bari. La posizione di Albacom è allineata con quella della maggior parte degli operatori italiani, la cui offerta di servizi wi-fi si rivolge attualmente soprattutto al mondo business, in attesa che il mercato consumer sia più maturo per l’utilizzo della nuova tecnologia e siano più chiare le modalità applicative del decreto Gasparri. Anche per i modelli di tariffazione è ancora troppo presto per fare considerazioni significative, dal momento che buona parte degli operatori non ha per ora comunicato la propria offerta commerciale, mettendo a disposizione il servizio gratuitamente.Secondo le previsioni dell’Osservatorio Permanente sul Wireless del Politecnico di Milano saranno però molte le opzioni disponibili all’utente, sia come metodi di pagamento sia come modalità di tariffazione. Abbonamento o carte prepagate, flat orarie, giornaliere, settimanali o mensili, offerte a consumo basate sul tempo o sul volume di dati scambiati: nei prossimi mesi le proposte andranno a coprire tutti i segmenti di mercato. Si tratta di situazioni ancora in fase embrionale rispetto all’offerta presente nel resto del mondo. Secondo uno studio dell’Allied Business Intelligence (ABI), nel 2007 i punti di accesso per servizi internet wireless negli Stati Uniti arriveranno a 160.000, contro le attuali 28.000. Un mercato con una crescita potenziale, nei prossimi cinque anni, del 121%. Per rendersi conto delle dimensioni di questi valori basti pensare che nella sola Manhattan sono già attivi più di 10.000 hotspot; è in fase di sviluppo, poi, un progetto del gruppo Verizon grazie al quale sarà possibile accedere ai servizi wi-fi da un migliaio di cabine telefoniche di New York. In ogni negozio della catena di caffetterie Starbucks è possibile navigare in internet senza fili, come presto accadrà anche nei vari McDonald’s.
Uno dei problemi che ha rallentato la diffusione del wireless è stato quello legato alla sicurezza, con il rischio di un uso indiscriminato della rete, furti di dati e ulteriori implicazioni per la tutela della privacy. Col nuovo standard chiamato “Wi-Fi Protected Access” (WPA), che utilizza sistemi di crittografia e di autenticazione più robusti, sembra che sia stato compiuto un notevole passo in avanti da questo punto di vista. Numerose sono quindi le soluzioni proposte per risolvere tali problematiche. Tra queste il Wpa-Aes (advanced encryption standard). Telecom Italia, in associazione con Cisco Systems, affronta il tema sicurezza con una tecnologia di crittografia dinamica per cui a intervalli determinati di tempo il sistema cambia le chiavi di accesso. Inoltre, è stata creata una rete privata virtuale capace di creare un “tunnel” in cui viaggia solo l’utente collegato. I problemi di sicurezza potrebbero essere risolti già con l’introduzione del’802.11a, l’evoluzione dell’attuale wi-fi (802.11b) che porterà almeno tre vantaggi: meno interferenze poiché lavora su frequenze diverse, velocità più elevate (fino a 54 megabit/secondo contro gli attuali 11Mb/s), possibilità di un maggior numero di canali e di ottimizzazione delle singole celle radio.
Come per ogni innovazione tecnologica, i pirati informatici si sono già attrezzati. In America è già prassi consolidata il “war driving”. In base a questo sistema, l’hacker munito di scheda wi-fi e di un’antenna modificata gira per le città in automobile per captare reti wireless lasciate incustodite. Un particolare segno sul muro (“war chalking”) indicherà poi che in quella zona esistono zone in cui navigare gratuitamente. Anche in Italia stanno nascendo fenomeni di questo tipo, come la prima comunità wireless nostrana, “spaghettiwireless” che, sulla scia di esempi quali “seattle wireless” e “wi-fi free spot”, propone varie iniziative, tra cui un censimento di tutti gli hot spot attivi in Italia…il tutto, ovviamente, gratis!
Il fenomeno del wireless è in fortissima espansione. Secondo un’indagine svolta da Gartner, entro due anni, l’80% dei computer portatili in mano ai professionisti avrà una capacità wi-fi incorporata. Fra cinque anni vi saranno più di 75 milioni di utenti di hot spot, nel frattempo lievitati dai 30.000 di oggi (tra Usa, Europa e Asia) a quasi 170.000. Per poter avere dei reali profitti da questo settore bisognerà aspettare però ancora qualche anno. Soltanto nel 2008 una massa critica di 35 milioni di utenti abituali assicurerà un flusso di introiti stabile e prevedibile, al di là dei costi onerosi di billing per utenti casuali o sempre diversi. Forse è per questo che i grandi carrier europei (Vodafone, Bt, Tim, T-mobile) si stanno orientando verso formule “tutto compreso” in cui il wi-fi è solo un servizio aggiuntivo rispetto alle offerte base. Si punta così soprattutto a partnership con i gestori specializzati. In Italia, per esempio, Megabeam fornisce connettività sia al gruppo Telecom, sia a Vodafone.
Da un punto di vista economico, secondo i dati diffusi da Insight Research, la domanda di servizi e prodotti wi-fi, fra il 2003 e il 2008, avrà un valore globale di 163 miliardi di dollari. I profitti per i provider interessati passeranno dai 7 miliardi del 2003 ai 44 del 2008, con un tasso di crescita del 44%. Di tale esplosiva crescita del wireless beneficeranno in particolar modo i fornitori di apparati W-Lan, che a fine 2003 dovrebbero aver monetizzato circa 5 miliardi di dollari di profitti a livello mondiale. Circa 2 miliardi arriveranno, invece, ai provider di servizi, che nel 2003 dovrebbero aver portato a casa il 28,5% del business complessivo, una percentuale destinata a salire entro il 2008 al 41%, per un controvalore di circa 18 miliardi totali.)
• Silvia Capotorto