Numero 232 del 20 marzo 2003 - Anno VII
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VIDEOTELEFONATE AI NASTRI DI PARTENZA
Il primo operatore a partire con l'UMTS è 3: TIM, Vodafone Omnitel e Wind debutteranno in estate e intanto collaudano i servizi.

La telefonia di terza generazione non è più un progetto per il futuro, ma una realtà: da lunedì 10 marzo, dopo un mese di sperimentazione con un gruppo di vip selezionati, 3 ha ufficialmente dato il via alla commercializzazione dei suoi telefoni UMTS. Per il momento l'unico modello disponibile è il NEC 606, ad aprile arriverà il NEC 808 in due versioni e in seguito ci sarà anche Motorola. L'azienda è soddisfatta di come stanno andando le cose in questi primi giorni: le prenotazioni erano circa 140.000 e si attende una buona percentuale di conversioni. L'obiettivo è di arrivare a 100.000 clienti entro la fine di aprile e a un milione alla fine dell'anno, puntando sui servizi che l'UMTS consente di offrire. Per quanto riguarda la copertura, 3 raggiunge oggi più del 40% della popolazione e salirà a oltre l'80% alla fine del 2004 fino ad arrivare a oltre il 90% alla fine del 2006. Le tariffe telefoniche attualmente disponibili sono tre: Comunicazione (include chiamata, videochiamata, messaggistica), Mobile Portal (con tanta informazione e intrattenimento) e Internet (consente l'accesso alla rete utilizzando il videofonino come un modem ad alta velocità da collegare al pc).

L'offerta di lancio prevede un canone mensile di 85 euro, che esclude il roaming internazionale e l'accesso a internet ma comprende 40 ore di chiamate, 40 di videochiamate, 200 videomessaggi, 600 SMS, 400 mail, 400 contenuti. A fine marzo saranno commercializzate anche le carte prepagate.

Se 3 è stato il primo operatore telefonico a partire, gli altri non stanno certo a guardare, ma manifestano una minore urgenza, dovuta anche a un fatto contingente: Tim, Vodafone Omnitel e Wind sono da anni sul mercato e il debutto dell'UMTS rappresenta per loro un servizio aggiuntivo e non, come per 3, il debutto del marchio stesso. Per tutti la partenza è prevista nel secondo semestre. Per Vodafone Omnitel la telefonia di terza generazione nasce due volte: la prima nell'estate 2002, con il lancio dei messaggi multimediali e dei servizi "Vodafone Live", la seconda sarà quest'estate, con l'arrivo delle videochiamate, permesse dall'UMTS. Vodafone Omnitel inoltre, per non deludere il suo ampio bacino di clienti GSM, consentirà di non cambiare la SIM card: si potrà quindi mantenere il proprio numero di telefono e la scheda funzionerà sia negli apparecchi UMTS sia nei "vecchi" telefoni.

Da Tim fanno sapere che "Per noi la telefonia di terza generazione è già una realtà". La società infatti ha puntato da tempo sui servizi video, MMS e contenuti, anticipandoli sulla rete GPRS. A febbraio per esempio è stato lanciato un servizio che consente di vedere i gol della Nazionale sul cellulare: è sufficiente avere un apparecchio che consente la ricezione degli MMS. Allo stesso modo un accordo con la Rai mette a disposizione dei clienti TIM i video delle Teche Rai e i titoli dei TG. I servizi saranno in futuro disponibili anche per gli apparecchi UMTS. Mancano solo le videotelefonate, per le quali bisognerà aspettare l'UMTS nella seconda metà dell'anno. La rete comunque è già pronta.

Anche Wind intende partire nel secondo semestre 2003 e ha a sua volta già attivato numerosi servizi multimediali: secondo l'operatore i clienti sono interessati ai contenuti e ai servizi offerti e non alla tecnologia in sé. Perché l'UMTS abbia successo secondo Wind dovranno verificarsi alcune condizioni basilari: in particolare, è necessaria la disponibilità sul mercato di una vasta gamma di terminali, di diverse fasce di prezzo. Inoltre sarà importante la realizzazione di standard tecnici e commerciali di roaming internazionale che garantiscano ai clienti Wind la possibilità di usufruire dei medesimi servizi UMTS anche all'estero.

Il boom dell'UMTS è solo una questione di tempo: ne sono convinti gli operatori che per avere le licenze hanno investito cifre pari a oltre 4,5 miliardi di vecchie lire. 3 intanto guarda con soddisfazione a questi primi giorni e fa sapere che l'affluenza nei negozi, come quello di Piazza Cordusio a Milano, è stata molto soddisfacente.

Laura Buraschi

I MEDIA VANNO ALLA GUERRA
Tv e quotidiani si preparano a coprire l'evento, ma molti giornalisti hanno già lasciato il fronte

Forse quando leggerete questo articolo le bombe avranno già colpito Baghdad. Siamo a poche ore dalla scadenza dell'ultimatum del presidente Bush e la capitale irachena si è svuotata: partiti gli ispettori e il personale Onu, via gli ambasciatori, tranne poche eccezioni come il nunzio vaticano, e via anche molti giornalisti che abbandonano la città prima dei bombardamenti. Alcuni, però, rimangono per raccontare ciò che succederà. Se fra i grandi network statunitensi Fox News, il più fedele portavoce dell'amministrazione Bush, ha abbandonato il campo già da un po', dopo l'espulsione da parte delle autorità irachene del suo inviato, Greg Palkot, seguito da Abc, la Cnn non lascia il campo e mantiene a Baghdad due corrispondenti. Resta anche Cbs News, mentre Nbc e Msnbc hanno fatto evacuare i loro giornalisti, ma utilizzeranno le corrispondenze di Peter Arnett, l'ex inviato della Cnn che ci aveva fatto scoprire la guerra in tv nel 1991. Arnett è in Iraq per la serie della MSNBC "National Geographic Explorer". I network ABC, CBS, CNN, Fox News Channel e NBC si sono accordati per condividere le immagini che arrivano da Baghdad. I quotidiani statunitensi potrebbero seguire le indicazioni del presidente Bush. Il New York Times e il Chicago Tribune hanno richiamato i corrispondenti, mentre il Washington Post non ha ancora deciso. L'Italia è invece ben rappresentata a Baghdad. Per Il Corriere della Sera restano nella capitale Massimo Nava e Lorenzo Cremonesi mentre Andrea Nicastro si trova sulle montagne.

Tre corrispondenti anche per Repubblica: Bernardo Valli, Renato Caprile e Marco Ansaldo. Resta in città anche l'inviato de Il Sole 24 Ore Alberto Negri. La direzione de La Stampa deve invece ancora decidere se richiamare il corrispondente Giuseppe Zaccaria. I settimanali L'Espresso e Panorama non hanno nessuno in Iraq ma diversi giornalisti sono nei paesi vicini: per la testata Mondadori ci sono Stella Pende, Giovanni Porzio, Pino Buongorno e Bruno Crimi, per il giornale diretto da Daniela Hamaui c'è Gianni Perrelli. Le tv italiane continueranno a trasmettere dalla capitale irachena. Per il Tg1 c'è Lilli Gruber con l'operatore Enrico Bellano e per il Tg3 resta Giovanna Botteri con l'operatore Guido Cravero, mentre il Tg2 non ha corrispondenti. La neo presidente della Rai, Lucia Annunziata, che nel '91 era a Baghdad, ha ringraziato i colleghi che restano sul posto, precisando che "I colleghi Rai che restano a Baghdad lo fanno perché intendevano rimanere lì". Sulla gestione dell'informazione Rai sono già sorte alcune polemiche. L'assemblea del Tg3 ha protestato perché, secondo alcune indiscrezioni, "Porta a Porta" avrebbe l'esclusiva dell'informazione speciale sulla guerra in prima serata. Pronta la risposta dei vertici Rai che annunciano "una turnazione dei Tg per le edizioni straordinarie", anche se "soltanto all'inizio, per i grandi fatti, l'appuntamento in prima serata come è sempre successo, sarà sulla rete più seguita dal pubblico, Raiuno". Mediaset ha diversi corrispondenti sul posto: Gabriella Simoni farà collegamenti sia per Studio Aperto sia per il Tg5, mentre Anna Mongotto rappresenta il Tg4. La7 avrà Fabio Angelicchio a Baghdad. Tutti i giornalisti sono alloggiati in tre alberghi, Mansur, Al Rasheed e Palestine, e al momento devono trasmettere dal Ministero dell'informazione, un possibile obiettivo delle bombe Usa.

Il panorama mediatico iracheno è invece abbastanza limitato. "Ci sono tre canali televisivi -spiega Anna Camposanpiero dell'associazione 'Un ponte per', rientrata di recente dall'Iraq -, ma trasmettono solo Saddam". Fra queste c'è Al Shebab, il canale diretto da Uday, figlio maggiore di Saddam che dirige anche Babel, l'unico quotidiano iracheno ad avere accesso alle agenzie di stampa straniere. Le parabole sono vietate e in pochi riescono a vedere la Cnn o Al Jazeera. Anche internet "non ha la stessa fruibilità che abbiamo qui - spiega Anna Camposanpiero -. Alcuni siti, come ad esempio Yahoo, sono oscurati con banner neri che recitano 'you are not allowed'". Anche la posta elettronica non è facilmente accessibile. E la radio da martedì trasmette inni patriottici, mentre i cittadini di Baghdad cercano di avere notizie dalla Bbc.

Simona Montella

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