Numero 220 del 05 dicembre 2002 - Anno VI
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INTERNET E' LINFA PER LA MUSICA
In Italia internet è spesso usato dalle major della discografia solo come una vetrina promozionale, ma qualcosa comincia finalmente a cambiare

In Italia il web è frequentato da oltre tredici milioni di navigatori, ma i siti sono spesso utilizzati come uno strumento promozionale e ancora non si trova il modo per sfruttare molte applicazioni a livello commerciale. Nel settore musicale, ad esempio, i vari Napster, Kazaa, LimeWire hanno portato la musica in formato digitale a migliaia di utenti, ma le case discografiche hanno forse capito solo in ritardo che internet rappresentava un nuovo strumento per la diffusione di brani musicali e per rimpinguare le proprie casse. A livello internazionale qualcosa si è mosso, ma da noi c' è ancora molta timidezza. Recentemente Peter Gabriel ha messo in vendita su internet il suo nuovo album in formato digitale e ha stretto una serie di accordi per proporre a pagamento un ricchissimo catalogo di brani musicali trramite la sua Od2. I siti della discografia italiana sono ancora dei contenitori di informazioni e non dei mezzi commerciali come conferma Fabio Riveruzzi, head of new media di Universal Music. "E' un biglietto da visita. Contiene delle clip da 30" per ascoltare un sample delle canzoni, ma la nostra è un'azienda che fa B2B e non venderemo mai musica direttamente". "Il nostro sito aziendale rappresenta una vetrina promozionale con clip audio dei brani, biografie, notizie, fotografie &endash; aggiunge Gabriella Della Bella, new media and technology manager di Sony Music &endash;. E' uno strumento promozionale indirizzato al consumatore finale, ma anche agli utenti professionali". La promozione sui siti aziendali viene effettuata in diversi modi. "Abbiamo un sistema che dinamicamente pubblica 30" di tutte le tracce di ogni album per dare la possibilità agli utenti di avere un'anteprima del disco e conoscere il prodotto prima di acquistarlo" spiega Della Bella.

La musica online delle case discografiche passa spesso attraverso i portali, che oltre a una forte community musicale devono dare garanzie di sicurezza e reportistica "Per vendere musica secondo le regole del DRM, il digital right management" dice Riveruzzi, perché le multinazionali non possono correre rischi. In Italia Universal Music ha siglato accordi con diversi portali, ma non è tutto semplice. "Abbiamo delle restrizioni, perché dobbiamo avere un minimo per ogni brano", visto che fra gli artisti della casa discografica ci sono grandi nomi come gli U2, Bon Jovi e Zucchero. "Dobbiamo capire se il nostro business si adatta a quello del portale" che dovrà abituarsi ad avere musica legale. "Dobbiamo venirci incontro e loro dovranno fare investimenti abbastanza seri".
La musica in formato digitale non sarà offerta solamente dai portali. "Stiamo anche lavorando con società che produrranno i chioschi" prosegue Riveruzzi. Si tratta di macchine con un collegamento digitale che consentono agli utenti di scegliere i brani e masterizzarli per realizzare compilation personalizzate a un costo estremamente contenuto, circa 1 euro a brano. I chioschi "saranno installati in autogrill, palestre, centri commerciali, luoghi di grande passaggio dove c'è un acquisto di impulso. Credo che in Italia possano funzionare bene". Il successo di questo nuovo strumento dipenderà dalla disponibilità del catalogo e dal prezzo. Per utilizzare la musica online rendendola appetibile, e guadagnandoci, tutti dovranno rinunciare a qualcosa, le case discografiche, ma anche la Siae, gli artisti e i produttori. Secondo Riveruzzi bisogna però stabilire un concetto importante: "La musica ha un valore", non ci si può basare solo un discorso promozionale. Gli utenti sono disposti a pagare se viene loro proposto "un prezzo basso, magari con offerte globali mensili o annuali, e con le anteprime e la qualità che può offrire solo una casa discografica" afferma Riveruzzi. Arduo fare previsioni sul futuro di questi servizi. "Vedremo come verranno impostati e come saranno recepiti dall'utente". Il clima è di attesa. "Dobbiamo aspettare le reazioni del mercato e capire in che direzione andare" conclude Gabriella Della Bella.

• Simona Montella

ANCHE IL FILM CADE NELLA RETE
Le major della produzione cinematografica americane sperimentano il business su internet per la distribuzione dei film. Ma l'Europa non è ancora pronta

I siti internet che permettono di scaricare gratuitamente i film dalla rete hanno cominciato ad allarmare le grandi società protagoniste della produzione e della distribuzione cinematografica. Warner Bros, Paramount Picture, Universal Studios, Sony Picures Entertainment e Metro-Goldwin-Mayer: hanno di recente stretto un accordo con il sito movielink.com, mettendo a disposizione 160 titoli da scaricare a pagamento. Warner Bros ha inoltre siglato un accordo con CinemaNow, un servizio video-on-demand che permette di acquistare film digitali direttamente dal computer di casa. L'iniziativa delle major hollywoodiane è un chiaro segno della malcelata preoccupazione per il fenomeno della pirateria: dopo aver colpito il mondo della discografia, infatti, ha cominciato a intaccare anche il settore cinematografico attraverso siti che comprimono i filmati in dimensioni tali da poter essere salvati su un comune Cd-rom, senza comprometterne troppo la qualità. I servizi di movie-downloading a pagamento, che richiedono un accesso a banda larga, sono per ora disponibili sono negli Stati Uniti. L'atteggiamento europeo nei confronti di questo nuovo canale di vendita di film é invece ancora piuttosto cauto. "Non credo che l'Europa sia preparata psicologicamente alla commercializzazione del cinema attraverso la rete - dice Claudio Trionfera, capo ufficio stampa di Medusa Film- Abbiamo già assistito al massacro del mercato discografico da parte della pirateria, alla crisi della pay tv e il timore che questo si possa allargare al cinema sta diventando una preoccupazione reale". L'ipotesi quindi di affidare alla rete la vendita dei film in Europa sembra essere ancora lontana e la causa è proprio la scarsa fiducia nella possibilità di controllare il fenomeno. "Gli Stati Uniti sono più preparati a verificare e controllare che lo scaricamento dalla rete dei film avvenga nei limiti della legalità - dice Timmy Treu, presidente Warner Homevideo Italy. In questo senso l'esperienza statunitense è vissuta come un test: "Per ora aspettiamo di vedere come andranno le cose negli Stati Uniti -continua Treu - perché adesso attuare questo tipo di progetto in Italia e in Europa é piuttosto rischioso". La relativa fragilità del mercato cinematografico costringe a procedere con passo incerto verso internet come alternativa fonte di introito: "In Italia i margini di profitto per il cinema sono talmente esili - commenta Trionfera - che qualsiasi forma di intervento tesa a cambiare lo status quo va osservata con attenzione, se non con sospetto".

La consapevolezza dell'inesorabile sviluppo della tecnologia non esclude tuttavia un atteggiamento di apertura nei confronti di progetti futuri "Per ora l'uso di internet da parte nostra è limitato - aggiunge Trionfera - ma sicuramente, quando sarà il momento, ci attrezzeremo .". La preoccupazione per la diffusione della pirateria anche nell'ambito cinematografico non é l'unico motivo di inquietudine dei distributori europei. In termini di mercato, ci si chiede infatti se la possibilità di acquistare film dalla rete non vada a cannibalizzare il settore dell'home video. "Più che la distribuzione nelle sale cinematografiche, la vendita di film online può andare a minacciare il mercato del noleggio e acquisto delle videocassette e dei DVD- dice Trionfera -. La sala cinematografica infatti mantiene un fascino che difficilmente potrà essere intaccato dalle tecnologie e da internet". Dello stesso avviso é Timmy Treu, che utilizza toni meno allarmanti: "La vendita di film online può essere vista semplicemente come un modo alternativo di fruizione del cinema Non necessariamente andrà a danneggiare altri settori all'interno di questo mercato. In fondo, anche il timore che l'avvento dell'home video uccidesse il cinema si é rivelato infondato.". I cyber-cinefili europei quindi per scaricare a pagamento, ossia in modo legale, film come "A beautiful mind" o "Il Signore degli anelli".devono solo attendere che i tempi siano maturi.

 

• Paola Trinchero

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