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In Italia il web
è frequentato da oltre tredici milioni di
navigatori, ma i siti sono spesso utilizzati come
uno strumento promozionale e ancora non si trova il
modo per sfruttare molte applicazioni a livello
commerciale. Nel settore musicale, ad esempio, i
vari Napster, Kazaa, LimeWire hanno portato la
musica in formato digitale a migliaia di utenti, ma
le case discografiche hanno forse capito solo in
ritardo che internet rappresentava un nuovo
strumento per la diffusione di brani musicali e per
rimpinguare le proprie casse. A livello
internazionale qualcosa si è mosso, ma da
noi c' è ancora molta timidezza.
Recentemente Peter Gabriel ha messo in vendita su
internet il suo nuovo album in formato digitale e
ha stretto una serie di accordi per proporre a
pagamento un ricchissimo catalogo di brani musicali
trramite la sua Od2. I siti della discografia
italiana sono ancora dei contenitori di
informazioni e non dei mezzi commerciali come
conferma Fabio Riveruzzi, head of new media di
Universal Music. "E' un biglietto da visita.
Contiene delle clip da 30" per ascoltare un sample
delle canzoni, ma la nostra è un'azienda che
fa B2B e non venderemo mai musica direttamente".
"Il nostro sito aziendale rappresenta una vetrina
promozionale con clip audio dei brani, biografie,
notizie, fotografie &endash; aggiunge Gabriella
Della Bella, new media and technology manager di
Sony Music &endash;. E' uno strumento promozionale
indirizzato al consumatore finale, ma anche agli
utenti professionali". La promozione sui siti
aziendali viene effettuata in diversi modi.
"Abbiamo un sistema che dinamicamente pubblica 30"
di tutte le tracce di ogni album per dare la
possibilità agli utenti di avere
un'anteprima del disco e conoscere il prodotto
prima di acquistarlo" spiega Della
Bella. Simona Montella |
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I siti internet
che permettono di scaricare gratuitamente i film
dalla rete hanno cominciato ad allarmare le grandi
società protagoniste della produzione e
della distribuzione cinematografica. Warner Bros,
Paramount Picture, Universal Studios, Sony Picures
Entertainment e Metro-Goldwin-Mayer: hanno di
recente stretto un accordo con il sito
movielink.com, mettendo a disposizione 160 titoli
da scaricare a pagamento. Warner Bros ha inoltre
siglato un accordo con CinemaNow, un servizio
video-on-demand che permette di acquistare film
digitali direttamente dal computer di casa.
L'iniziativa delle major hollywoodiane è un
chiaro segno della malcelata preoccupazione per il
fenomeno della pirateria: dopo aver colpito il
mondo della discografia, infatti, ha cominciato a
intaccare anche il settore cinematografico
attraverso siti che comprimono i filmati in
dimensioni tali da poter essere salvati su un
comune Cd-rom, senza comprometterne troppo la
qualità. I servizi di movie-downloading a
pagamento, che richiedono un accesso a banda larga,
sono per ora disponibili sono negli Stati Uniti.
L'atteggiamento europeo nei confronti di questo
nuovo canale di vendita di film é invece
ancora piuttosto cauto. "Non credo che l'Europa sia
preparata psicologicamente alla commercializzazione
del cinema attraverso la rete - dice Claudio
Trionfera, capo ufficio stampa di Medusa Film-
Abbiamo già assistito al massacro del
mercato discografico da parte della pirateria, alla
crisi della pay tv e il timore che questo si possa
allargare al cinema sta diventando una
preoccupazione reale". L'ipotesi quindi di affidare
alla rete la vendita dei film in Europa sembra
essere ancora lontana e la causa è proprio
la scarsa fiducia nella possibilità di
controllare il fenomeno. "Gli Stati Uniti sono
più preparati a verificare e controllare che
lo scaricamento dalla rete dei film avvenga nei
limiti della legalità - dice Timmy Treu,
presidente Warner Homevideo Italy. In questo senso
l'esperienza statunitense è vissuta come un
test: "Per ora aspettiamo di vedere come andranno
le cose negli Stati Uniti -continua Treu -
perché adesso attuare questo tipo di
progetto in Italia e in Europa é piuttosto
rischioso". La relativa fragilità del
mercato cinematografico costringe a procedere con
passo incerto verso internet come alternativa fonte
di introito: "In Italia i margini di profitto per
il cinema sono talmente esili - commenta Trionfera
- che qualsiasi forma di intervento tesa a cambiare
lo status quo va osservata con attenzione, se non
con sospetto".
Paola Trinchero |
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