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Secondo la legge italiana stanno tutti compiendo un reato, ma riescono a cavarsela lo stesso La febbre da
gioco si sta diffondendo dovunque e anche su questo
tema internet sta diventando un media importante.
Sono sempre di più i siti che offrono giochi
d'azzardo oppure accettano scommesse online. Alcuni
sembrano dei veri e propri casinò, con tanto
di tavolo da gioco e croupier virtuale. L'offerta
dei giochi è vasta, dalla roulette al black
jack, il poker, le slot machine, il keno e il
baccara. Ce n'è davvero per tutti i gusti.
La posta in gioco è alta, o almeno
può diventarlo, visto che non si tratta di
soldi virtuali, ma di veri e reali quattrini. Si
paga con carta di credito, e le vincite vengono
accreditate sempre sulla carta di credito o
trasferite direttamente sul conto corrente. Il
tutto é assolutamente sicuro, o almeno
così garantiscono gli ideatori di diversi
siti. Nessun rischio, a parte quello di perdere.
Come funziona? Basta collegarsi a uno dei siti,
scaricare un software e iniziare a giocare. Al
momento non abbiamo trovato software per gli utenti
Macintosh che dovranno aspettare ancora un
pò a farsi spennare. Come si legge sul sito
'www.grandhotelcasino.com', "presto il software
sarà disponibile anche per il Mac". Questo
sito è interessante perche dà la
possibilità di giocare solo per
divertimento. Basta aprire un "Guest account" e
iniziare a puntare. Naturalmente bisogna rinunciare
a eventuali vincite, perché in questo caso
si gioca con soldi completamente
virtuali. Ma la legge cosa dice? " Nell' articolo 718, Capo II, sezione I si legge: " Esercizio di giuochi di azzardo - Chiunque, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, o in circoli privati di qualunque specie, tiene un giuoco d'azzardo o lo agevola è punito con l'arresto da tre mesi ad un anno e con l'ammenda non inferiore a lire quattrocentomila." Per "giuochi di azzardo" si intendono "quelli nei quali ricorre il fine di lucro e la vincita o la perdita è interamente o quasi interamente aleatoria; sono "case da giuoco" i luoghi di convegno destinati al giuoco d'azzardo, anche se privati, e anche se lo scopo del giuoco è sotto qualsiasi forma dissimulato." (art. 721). Spiega il Magistrato Giuseppe Corasaniti: "Questo è ciò che dice la legge sul gioco d'azzardo. In materia di web è sempre problematico riuscire ad applicare la legislazione. La maggior parte dei siti che offrono questo tipo di servizio - sottolinea Corasaniti - ha sede all'estero e si trova quindi al di fuori dalla giurisdizione italiana. Finché i soldi in gioco non sono spartiti e gestiti in o dall'Italia, purtroppo si può fare ben poco." E i siti si attaccano proprio a questo cavillo, sbandierando sedi nei Paesi più fantasiosi del mondo. Tra i website più visitati dagli italiani spiccano: www.worldwinner.com, www.grandhotelcasino.com, www.netflip.com, www.virtualvegas.com, ma anche quello www.sisal.it,(dati Nielsen/NetRatings relativi al trimestre giugno/luglio/agosto 2002).
Katharina v. Bruchhausen |
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Sono Tecnologia,
banda larga, computer, internet. Sono termini che
ormai interessano tutti: dalla grande azienda alla
piccola impresa fino al piccolo artigiano che
potrebbe utilizzare il web per aggiornarsi o
ordinare materiali particolari: nessuno può
fare a meno di strumenti tecnologici. Anche in
Italia, però, il settore ha subito una
contrazione. Il dato è evidente e in linea
con la generale crisi dell'economia mondiale e i
budget sempre più risicati delle imprese.
Secondo Assinform, Associazione nazionale
produttori tecnologie e servizi per l'informazione
e la comunicazione, nel primo semestre 2002 la
domanda ICT nel nostro paese è risultata
pari a 30.063 milioni di Euro, contro i 30.416 del
primo semestre dello scorso anno, con un calo
dell'1,2%. Gli investimenti languono e l'Italia
rischia di rimanere indietro rispetto al resto
dell'Europa e di non raggiungere gli obiettivi del
piano e-Europe per il 2005. Il governo potrebbe
fare la sua parte per stimolare la spesa nella
Pubblica Amministrazione, ma per il prossimo anno
tutto potrebbe rimanere al palo. La Finanziaria
infatti ha limitato i fondi previsti. Lo stesso
Ministro dell'innovazione Lucio Stanca aveva
sottolineato il fatto che per il Fondo per
l'innovazione fosse previsto uno stanziamento di
solo 100 milioni di euro contro i 450 da lui
precedentemente richiesti. Assinform si
è recentemente pronunciata proprio sulla
Finanziaria che avrebbe disatteso gli impegni
assunti con il DPEF del luglio scorso.
L'associazione ha chiesto di reintrodurre nella
legge gli impegni assunti e di lanciare un piano
legislativo che sia coerente con le prospettive
tracciate dalla Comunità Europea, per la
diffusione delle tecnologie ICT (piano eEurope
2005). In particolare, nella finanziaria mancano
riferimenti agli investimenti previsti per i
progetti finalizzati all'eGovernment nella PA
Centrale e Locale (500 + 500 milioni di Euro), e
non vi è alcun accenno agli investimenti
previsti per favorire l'accesso ai collegamenti a
banda larga della PA, che il DPEF quantificava in
1,2 miliardi di euro, mentre l'articolo 43 comma 1
fa riferimento al "Contributo per l'acquisto o il
noleggio di ricevitori-dedodificatori per i segnali
radiotelevisivi, per la televisione digitale
terrestre e per l'accesso a larga banda a
internet", ma solo per utenti privati. Insomma: la
Finanziaria in un certo senso afferma l'importanza
della banda larga, ma non la ritiene
sufficientemente rilevante per la Pubblica
Amministrazione. Una soluzione penalizzante:
secondo la rilevazione nazionale sulle dotazioni e
strategie dell'ICT nelle aziende di servizi
pubblici locali condotta da Confservizi a settembre
2002, oggi già il 60,5% di questa categoria
di imprese ha accesso a internet a larga banda e il
49,5% di quelle che ancora non l'hanno sono
intenzionate a attivare l'accesso nei prossimi 12
mesi. Le critiche di Assinform alla Finanziaria non sono tanto sul suo impianto, ma "piuttosto sull'opportunità di applicare una logica meramente contabile anche agli investimenti in ICT - spiega Giulio Koch, presidente di Assinform - investimenti che sono proprio quelli utili a liberare risorse e a contenere la spesa. E quindi a far crescere il sistema, perché l'investimento ICT è essenziale per la performance del nostro Paese, e quindi anche per un incremento virtuoso delle entrate fiscali". Gli investimenti ICT possono contribuire alla crescita del Pil. E' stato dimostrato negli Stati Uniti, dove la crescita è stata di un punto percentuale, e in Europa dove il contributo è stato superiore allo 0,5 per cento. "Si tratta di investimenti che rendono di più in termini di crescita e sviluppo - commenta Koch - e proprio per questo è assolutamente necessario ricuperare la logica già tracciata nel piano del Ministero per l'Innovazione e nel DPEF, mantenendo gli impegni di investimento allora assunti". Simona Montella Laura Buraschi |
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