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n Gran Bretagna e negli Stati Uniti si moltiplicano i punti di accesso.In Italia mancano ancora norme precise, e l'interesse è sempre più grande La fantascienza è ormai diventata realtà. Se ci capita di incontrare qualcuno che mentre sosta su un marciapiede in attesa di un taxi naviga col suo computer portatile o con un palmare senza essere apparentemente connesso a nulla, non dobbiamo stupirci. Il signore o la signora in questione infatti sta semplicemente utilizzando un accesso Wi-Fi (Wireless Fidelity), la connessione al web senza fili tramite copertura radio che consente alle informazioni di viaggiare su una frequenza di 2,4 GHz tramite lo standard 802.11b a una velocità fino a 11 Mbit/s. A Londra si sono già attrezzati, e i punti di accesso, i cosiddetti hotspot, sono indicati attraverso appositi segnali sui marciapiedi. Le possibilità dell'internet senza fili sono decisamente interessanti. Negli Stati Uniti la tecnologia è utilizzata da oltre un anno e i dati cominciano a farsi interessanti. Secondo Forst & Sullivan nel 2005 il giro d'affari del wireless dovrebbe superare i 5 miliardi di dollari. E interessanti sono anche i numeri per la vecchia Europa: Analysys Research stima che nel 2006 avremo oltre 90.000 hotspot. La crescita del settore è confermata anche da Gartner Dataquest che prevede che nel 2003 i ricavi da wireless LAN (Local Area Network), che consente il collegamento Wi-.fi, saranno di 2,8 miliardi di dollari e i computer che avranno una connessione senza fili saranno il 31% nel 2004.
Numeri a parte, la tecnologia Wi-Fi inizia a suscitare interesse anche nel nostro paese. Per ora gli utilizzi più importanti sono fatti all'interno delle aziende, ma anche aeroporti e alberghi iniziano a offrire connessioni senza fili a passeggeri e ospiti. C'è ancora un problema che blocca lo sviluppo del settore: le normative vigenti. Proprio la settimana scorsa il Ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri è intervenuto sull'argomento: il Governo non intende limitare l'uso delle connessioni wi-fi nei luoghi pubblici, ma non vuole neppure dare un'esclusiva agli operatori Wi-Fi. L'Europa sta lavorando a una raccomandazione per armonizzare le regole per gli Stati membri, ma se i tempi dovessero allungarsi troppo, l'Italia è disposta ad avviare un'iniziativa autonoma. Gli operatori confermano un rallentamento del settore dovuto al vuoto legislativo. Freestation, società del gruppo TC Sistema che offre totem multimediali, sarebbe pronta a partire anche con postazioni equipaggiate con il Wi-Fi, ma "non sono ancora attive &endash; spiega Maurizio Orlando, amministratore delegato della società - per mancanza di norme. Quando la legge sarà attiva, a fine di quest'anno o all'inizio del prossimo, saremo pronti a partire immediatamente. Stiamo solo aspettando". Secondo Marco Pancotti, marketing manager di e.Club, società che offre servizi Wi-fi, dall'intervento di Gasparri "emerge la volontà di migliorare l'attuale normativa che purtroppo è ambigua perché non si possono coprire gli spazi pubblici".
Il Wi-Fi potrà essere utilizzato davvero ovunque, nelle aziende, ma anche in luoghi di grande passaggio. Freestation ha 420 postazioni in stazioni, centri commerciali, alberghi, università, bar, caffè, Tecom ha fornito la tecnologia a molti alberghi della catena Alliance Alberghi, mentre Megabeam è presente con alcuni servizi in test all'interno degli aeroporti di Fiumicino e Linate e in alcuni alberghi della catena Starhotels di Roma e Milano. "Lo sviluppo è impetuoso &endash; dice Pancotti -. E' la classica iniziativa che si sposa con lo spirito imprenditoriale italiano. Non richiede grandi investimenti, gli impianti costano abbastanza poco e si possono costruire iniziative alla portata di tutte le tasche". "L'impiego del Wi-Fi &endash; afferma Massimo Favini di Megabeam - sta crescendo in modo importante grazie alle sue caratteristiche di semplicità, affidabilità e versatilità. La diffusione di questa tecnologia cresce anche in Italia, dove il mercato è in fermento e si appresta a cogliere le evidenti opportunità date dai benefici concreti che attraverso il Wi-Fi possono essere veicolati a più di un settore". Simona Montella |
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Le aziende considerano internet un prezioso strumento per raggiungere i loro target. Per uscire dalla crisi le agenzie della rete devono diventare partner strategici Le aziende vedono in internet un mezzo indispensabile per lo sviluppo del proprio business. Secondo una ricerca condotta da Assointeractive sui comportamenti di acquisto delle imprese dei progetti web, il 90% delle aziende considera il proprio sito internet come un strumento strategico per il custumer care assolutamente necessario. Elemento, questo, che potrebbe rappresentare una provvidenziale ancora di salvezza per le web agency, soprattutto in questo periodo di vacche magre per le agenzie della rete. Altra opportunità da cavalcare per le web agency è rappresentata dalla crescente esigenza delle aziende di essere affiancate e supportati da veri e propri "partner" che li accompagnino per mano nella rete. Le web agency dovrebbero insomma trasformarsi da meri fornitori di grafica e design per il sito a consulenti strategici. Solo chi riuscirà a portare a termine questa metamorfosi riuscirà a restare a galla e quindi a sopravvivere alla crisi. Il mercato delle web agency stenta infatti a riprendere quota: molte agenzie hanno dovuto chiudere i battenti per mancanza di clienti, altre arrancano in attesa di tempi migliori. "La nostra sede milanese &endash; racconta Mario Di Floriano, amministratore delegato di Glamm Interactive. "ha attualmente 19 dipendenti in meno rispetto ad un anno fa: da 65 a 46. Inoltre la società ha ridotto la sua partecipazione in una controllata di Pordenone dal 51 al 19%, si è ritirata da un'altra a Parma,(di cui deteneva la maggioranza) lasciandola interamente agli altri soci, e ha chiuso una filiale a Bologna". Di Floriano individua la causa della crisi nell'inversione del trend di mercato rispetto all'anno scorso. Tutto ciò ha reso necessaria una ristrutturazione della società e una revisione delle stime iniziali: "Il mercato verso il quale ci rivolgevamo prima, cioè l'industry e il finance, è andato fortemente in crisi, si è reso difficile trovare nuovi clienti e anche incrementare i progetti sui clienti acquisiti".
A puntare su una ristrutturazione interna è stata invece MacroWebMedia: "Quando il mercato ha raggiunto la maturità - ha dichiarato l'amministratore delegato Aldo Toja - abbiamo rifocalizzato la nostra mission. Abbiamo quindi effettuato una ristrutturazione dell'organico tramite avvicendamenti e la riqualificazione del personale in funzione delle nuove competenze richieste". Le aziende sono restie a spendere nel web. Anche le società più importanti non investono più nella rete, tendono a mantenere il proprio sito web invariato e si rivolgono a canali che garantiscono un maggior ritorno di immagine, come stampa e tv. C'è inoltre un altro fattore di disturbo che tarpa le ali alle web agency: i free lance, più o meno improvvisati grafici della rete che propongono la realizzazione di siti web a costi decisamente inferiori a quelli delle agenzie. Secondo Mattia Romani , webdesigner freelance, "l'unico modo che hanno le web agency per sopravvivere a questa concorrenza é offrire pacchetti completi che comprendano la gestione continuativa del sito, l'aggiornamento dei database aziendali, la creazione di software ad hoc per il cliente e la consulenza strategica. I freelance infatti -continua Romani - non possono fornire questo tipo di servizi perché sono sprovvisti di strutture adeguate". "Noi cerchiamo di offrire un servizio integrato a 360° - dice a questo proposito Gabriele Ronchini di Grey Interactive - e rispetto alle altre agenzie siamo avvantaggiati poiché siamo in grado di rispondere a tutte le esigenze di marketing communication delle aziende". Il boom di Internet di due anni fa ha dato la possibilità a molti operatori del settore di sperimentare e arricchire la propria esperienza. Le agenzie che ora navigano in cattive acque sono proprio quelle che non hanno saputo gestire le competenze acquisite durante quel periodo .
Paola Trinchero Sonia Sassella |
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