La Finanziaria
2003 non convince il settore dell' ICT: scarsa
attenzione alle imprese.
Poche
soddisfazioni per il settore Information e
Communication Technology dalla legge finanziaria
2003 appena presentata. Anzi, la soddisfazione
è una sola ed è nell'articolo 43
comma 1, che si riferisce al "Contributo per
l'acquisto o il noleggio di
ricevitori-dedodificatori per i degnali
radiotelevisivi, per la televisione digitale
terrestre e per l'accesso a larga banda a
internet". In sostanza, è previsto un
contributo di 75 euro per i decoder e di 150 euro
per gli apparati che consentono la ricezione dei
segnali televisivi in tecnica digitale terrestre.
Ne abbiamo parlato con Federico Barilli, direttore
di Assinform, Associazione nazionale produttori di
tecnologie e servizi per l'informazione e per la
comunicazione, che spiega: "Gli operatori coinvolti
sono soddisfatti e lo siamo anche noi,
perché è quello che avevamo chiesto.
Ma, da quanto abbiamo potuto monitorare per ora,
è l'intervento più significativo che
la finanziaria ha riservato a questo settore. Per
il resto, ci sono molti punti sui quali ci saremmo
aspettati di più in base a quanto discusso
nei mesi precedenti". Oltre ai contributi per i
decoder e la banda larga, tra i principali
provvedimenti della finanziaria 2003 relativi al
settore Ict c'é il fondo per i finanziamenti
di progetti di innovazione tecnologica nelle
pubbliche amministrazioni, per il quale sono stati
stanziati 100 milioni di euro (art 14 comma
1).
Sempre l'art 14,
al comma 3, affronta il problema della diffusione
della Carta di identità elettronica e della
Carta Nazionale dei Servizi: le amministrazioni
interessate potranno procurarsi i finanziamenti
attraverso convenzioni con istituti di credito o
sponsorizzazioni. La finanziaria 2003 ha poi
richiesto alla Pubblica Amministrazione tagli delle
spese pari al 10%: a pagarne le conseguenze
potrebbero essere anche i sistemi informativi e i
programmi di sviluppo di nuovi progetti. "Il quadro
non è ancora ben delineato &endash; prosegue
Barilli &endash; ma complessivamente riscontriamo
un ridimensionamento rispetto alle nostre
aspettative. E' vero che questo si è
verificato anche per altri comparti, ma ritentiamo
che il settore ICT sia strategicamente importante,
quindi valeva la pena di investire rivolgendo
più attenzione alle imprese e in particolare
alle PMI, che stanno evidenziando una forte
contrazione degli investimenti in tecnologie. I
contributi per pay tv e banda larga sono corretti -
clonclude Barilli - ma questa Finanziaria ha
trascurato alcuni aspetti più strategici,
confermando la scarsa cultura delle tecnolgie del
nostro paese".

Fedetico Barilli, direttore
Assinform
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Si
chiude il terzo trimestre ed emergono i
debiti non rimborsati dalle società
di tlc alle banche. Una situazione critica
in uno scenario pieno di
incompetenti.
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Sono
scesi in campo i governi per salvare le
aziende statali di tlc sull'orlo della
bancarotta. Francia e Germania hanno
sfiorato la crisi diplomatica per poi
accordarsi su una ciambella di salvataggio
da dieci miliardi di euro da lanciare a
France Telecom e MobilCom. La britannica
Marconi ha ceduto le azioni ai creditori
lasciando all'asciutto i vecchi azionisti
che ora hanno meno dell'1% della nuova
società. Negli Usa, Lucent
Technologies ha perso il 99% del valore in
borsa e rischia di essere cancellata dal
Nasdaq. Secondo un'analisi della J.P.
Morgan Chase i crediti commerciali delle
compagnie di Tlc sono saliti a 1,4
miliardi di dollari nell'ultimo
trimestre.
Molti
soldi sono stati prestati durante il boom
della new economy e ora le banche hanno
paura di non riaverli più indietro.
Fanno
bene ad avere paura perché nel
migliore dei casi hanno sbagliato i tempi,
ma sarebbe opportuno che anche gli
istituti di credito si assumessero le loro
responsabilità. Sì
perché, va detto, in gran parte dei
casi i veri colpevoli dei danni provocati
della new economy sono stati loro, le
banche e gli istituti di credito che non
hanno capito nulla di quello che stava
accadendo e hanno gettato i soldi al
vento. Sono stati finanziati progetti
insignificanti e manager incompetenti, e
anche le esposizioni verso le grandi
compagnie sono state esagerate. Oggi si
tirano le somme. Con i bilanci del terzo
trimestre si aprirà una crisi in
tutto il settore delle tecnologie per la
comunicazione. O meglio, si vedrà
una crisi che già da oltre un anno
si fa finta di non vedere, se non per
fatti macroscopici come quelli già
citati o la bancarotta di WorldCom. Questa
diffusa incompetenza ha anche fatto
sì che le idee davvero innovative
non siano state quasi mai finanziate da
parte di chi doveva scegliere i progetti
giusti. Durante il boom della new economy
si è visto che gli operatori
finanziari non capivano quasi nulla
né di tecnologie né di
comunicazione. Che ora vengano a piangere
lacrime da coccodrillo sui loro errori non
è commuovente. Adesso, statene
certi, gli stessi incompetenti metteranno
in crisi anche quelle compagnie che
possono diventare più redditizie
dei pozzi petroliferi.
L'innovazione
tecnologica è una scelta strategica
a breve termine in tutto il mondo, tranne
che in Italia dove la nuova finanziaria
prevede invece un taglio dei fondi. Per
dirla con le parole del Ministro Stanca:
"L'innovazione tecnologica non scatena le
piazze e il governo dà la
precedenza a questioni più calde".
I temi da affrontare e finanziare sono
due: le reti e i contenuti. Sull'utilizzo
delle infrastrutture si rischia di
sbagliare i tempi, di forzare la mano
quando le tecnologie non sono ancora
pronte. L'obiettivo di incanalare tutti i
contenuti sulle reti IP non è
così a portata di mano. Un punto
fondamentale sarà la
disponibilità di banda, la cui
richiesta cresce esponenzialmente. In un
futuro non lontano le guerre si faranno
per la posatura dei cavi di connessione
invece che per gli oleodotti. Sul fronte
dei contenuti, i finanziamenti sono stati
quasi nulli, il che ha dell'incredibile da
un punto di vista speculativo. Un po' come
se installassimo i trasmettitori di una
rete televisiva senza preoccuparci di chi
fa i programmi. Assurdo? Mica tanto,
è quello che stanno facendo molti
istituti di credito (sempre loro!) che si
fanno affascinare dai mezzi e dopo, solo
dopo, si chiedono come usarli. E in Italia
è andata peggio perché il
monopolio dei media ha provocato un danno
anche in un settore libero e accessibile
come quello di internet. Fatta eccezione
per Mondadori, un caso a parte
perché del monopolio fa parte, gli
altri editori, come De Agostini, HDP,
Hachette Rusconi, ecc. non hanno ancora
capito che cosa farsene di internet. Hanno
buttato tanti soldi affidando progetti e
gestione di aree strategiche a persone che
spesso non sapevano e non sanno nulla di
quello che stanno facendo. Ci sono decine
di piccole strutture in Italia con
potenzialità enormi,
progettualmente e strutturalmente
all'avanguardia, che lavorano solo con
l'estero o non lavorano per niente,
talvolta sono già fallite. E questo
perché nel mondo finanziario, e
altrettanto spesso tra gli editori, le
persone competenti sui temi delle
comunicazioni e delle tecnologie sono rare
come i panda. La crisi di fine anno del
settore sarà una drammatica,
gravissima e prevedibile dimostrazione di
come l'evoluzione tecnologica corra
più veloce di quella della specie,
una crisi in cui i carnefici faranno le
vittime.
Giorgio Tedeschi
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ALCUNI
TITOLI DELLA SETTIMANA
-LA
PIATTAFORMA UNICA E' SKY
ITALIA
-SPRINGER
VA ALL'ASTA
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CONTENT L'80% DI
FREEDOMLAND
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SUI SERVIZI
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ARRIVO
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RUSSIA LA FINANZA ARRIVA IN
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