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Il riordino della Rai parte dalla critica della gestione precedente. "In Rai esiste un problema di ritorno alla legalità, perché ci ritroviamo in una situazione anomala" dice Baldassarre; "la situazione di Raidue è un problema serio per il conto economico della Rai" aggiunge Sacc); è "aziendalmente necessario dividere la testata del Tg3 tra nazionale e regionale per motivi editoriali e gestionali; e anche per i costi" prosegue Saccà. Infine, le future nomine di reti di testate, delle quali il Cda discuterà dalla prossima settimana, saranno "riorientate sulle preferenze espresse dagli elettori: è sempre stato così e a questo non ci si sottrae" conclude lapidariamente Baldassarre. Dichiarazioni che hanno ovviamente innescato la polemica. La prima frase si riferisce in particolare alla mancata cessione del 49% di Raiway alla società Usa Crown Castle. Ha detto Baldassarre: "La Rai ha avuto da un giudice un richiamo al rispetto delle regole che egli ha ritenuto siano state violate per il caso Raiway. Il magistrato -agiunge il presidente - ha trovato che l'autorizzazione ministeriale per Raiway è stata trasformata in una presa d'atto successiva e questo ne toglie totalmente l'efficacia. "Il giudice ha sottolineato l'illegalità nella vicenda anche perché neppure questa procedura per l'autorizzazione, che giudico illegittima, è stata rispettata - prosegue Baldassarre -. Al contratto è stata infatti data esecuzione prima della firma del ministro e nel Consiglio d'amministrazione di Raiway sedevano già i rappresentanti della Crown Castle". Baldassarre aggiunge che "l'azienda aprirà un'indagine su tutto questo e vedremo poi gli atti consequenziali". Su Raidue, per Saccà l'emittente "ha un introito pubblicitario di 4-500 miliardi di lire e ne costa 900 per fare un ascolto di circa il 10-11% di share. E' un problema". Di contro, "Raiuno ha un introito pubblicitario di 1.300 miliardi di lire e ne costa 1.200". A queste affermazioni risponde l'ex presidente della Rai Vittorio Emiliani, che ritiene "l'esecuzione sul campo di Freccero infondata. Il problema è piuttosto la Raiuno di Saccà che è il punto debole dell'azienda dopo Sanremo. Raidue mantiene la media e qui sono nati prodotti nuovi e attraenti che poi sono stati spostati su Raiuno". Al numero uno di viale Mazzini, il suo predecessore risponde: "Non potendo parlare di buco nei conti, il presidente della Rai e della Sisal Antonio Baldassarre, parla di casse vuote e di risorse scarse"."Il problema nodale, da noi e Celli prospettato già 1998, è che la Rai ha la pubblicità bloccata e scarse risorse da canone. Quindi non c'è nulla di nuovo a viale Mazzini. Gasparri del resto ha pensato bene di dare un aumento minimale per il canone". Su Raiway: "La gara per Rai way è stata tenuta ai più alti livelli e Baldassarre cerchi pure ma non troverà nulla. Il fatto è solo che alla Rai son venuti a mancare 760 miliardi di lire netti che facevano comodo". Venendo alla divisione del Tg3 in regionale e nazionale, Saccà è dell'opinione che "i caporedattori non possono essere allo sbando con un direttore giustamente preoccupato degli ascolti del Tg nazionale". Inoltre, "un direttore in più non rappresenta un problema per i costi. Anche perché stiamo pensando ad una politica di scivoli che produrrà risparmi". Infine, le attese nomine: "Noi non seguiremo la regola di distribuzione delle spoglie al vincitore - ha spiegato Baldassarre - perché significherebbe dare tutte le dirigenze alla maggioranza. Piuttosto dobbiamo avere il criterio di orientamento che è la preferenza espressa da tutti i cittadini nella tornata elettorale, che è come un censimento. A questo ci atterremo tenendo ben conto che noi operiamo in piena autonomia". Gli obiettivi "sono quelli del pluralismo, dell'imparzialità dell'informazione, della rivalutazione del servizio pubblico in tutte le sue sfaccettature".
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