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Ancora le televendite nel mirino dei giudici. Ma questa volta è il più grande di tutti a finire in manette. L'indagine è partita dalla Procura presso il Tribunale di Bari, nella persona del pubblico ministero Roberto Rossi, che ieri mattina ha chiesto e ottenuto dal Gip un'ordinanza di custodia cautelare per nove persone. Carabinieri e Guardia di finanza hanno eseguito sette dei nove provvedimenti restrittivi: in manette è finito, tra gli altri, il presidente del Napoli Calcio e di Telemarket SpA, Giorgio Corbelli, assieme al suo socio Pierpaolo Cimatti, oltre a Maria Casarin, Giorgio Gnudi e l'olandese Jan Arnoud Booi; arresti domiciliari per la 72enne Anna Cascella, figlia del pittore Michele Cascella, ed Emanuele Ceglie. Altre due persone si sono rese irreperibili. Il Gip del Tribunale di Bari, Giuseppe De Benedictis, ha anche accolto la richiesta di sequestro preventivo di tutte le attività commerciali di Telemarket e Telemarket 2, le strutture televisive, gli show-room e le gioiellerie del gruppo. L'accusa è di associazione per delinquere volta alla vendita di false opere del maestro Cascella in tutta Italia, esattamente 27.260 false serigrafie. Al centro dell'attività criminosa la Repubblica di San Marino, dove gli inquirenti hanno individuato società che ritengono riconducibili a Corbelli (47 anni) e a Cimatti (51). Si tratta di Monte Titano Arte, Arte SA, Consulting SA, Arte Valori Srl, Akmè Srl e Carifin SA. Secondo il magistrato, tutto ha avuto inizio con un episodio sospetto. Dopo il sequestro di 5 mila serigrafie di Cascella nel giugno 2000, i componenti del sodalizio avrebbero avvicinato due magistrati per compiere "alcune attività extragiudiziali - ha detto il PM - volte a rallentare o ad annullare l'attività dell'autorità giudiziaria sammarinese e, quindi, di quella italiana". "Con il magistrato che doveva decidere in sede di appello sul sequestro delle opere ci fu un abboccamento, ma questi respinse ogni interposizione". "Successivamente - ha proseguito Rossi - Cimatti si autodenunciò per falso per far accertare la natura delle opere sequestrate; ci furono contatti con un magistrato, che è stato intercettato, dal quale gli indagati hanno poi ottenuto un'assoluzione". Per gli inquirenti, Anna Cascella avrebbe autenticato indebitamente le opere attribuite al padre, legittimandone la vendita anche tramite interviste in tv. La figlia dell'artista avrebbe detto di aver trovato le opere nella villa di suo padre. Serigrafie che invece, secondo gli esperti consulenti della procura, sarebbero state realizzate con tecniche sconosciute all'artista perché posteriori al 1989, anno di morte di Michele Cascella. Le opere sarebbero state acquistate da Cimatti che, attraverso un giro di complesse fatturazioni, le avrebbe cedute a Telemarket e Telemarket 2 per la commercializzazione.
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