AUDIOVISIVO & TV

Numero 169 del 18 Ottobre 2001
Anno V

 

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LUCI E OMBRE DELLA TELEVISIONE DIGITALE
La televisione cambia e si prepara a offrire di piu' col digitale.Vi diciamo cosa accadra' e cosa e' successo nei Paesi che gia' la usano.

 

Sta per arrivare la televisione digitale. Almeno in teoria. Dovrebbe essere imminente la pubblicazione anche in Italia del regolamento per il digitale terrestre, tempi e modi di passaggio cioe' dall'attuale sistema analogico a quello numerico. Questo portera' a due modifiche sostanziali: la trasmissione televisiva avra' una qualita' migliore (i canali si vedranno o non si vedranno, non ci saranno piu' vie di mezzo); il numero di canali disponibili si moltiplica, diventando fino a otto volte quelli attuali. Abbiamo fatto un giro sugli scenari internazionali dove, in alcuni Paesi, la tv digitale anche terrestre esiste gia'. E le esperienze consono confortanti, mentre lo sono le prospettive, anche se apparira' in tutta la sua evidenza la diversita' di scelte di base che vedono il continente spaccato sul futuro della televisione digitale.

 

Una rivoluzione importante, fondamentale quanto la nascita delle televisioni private. Questo rappresenta il passaggio da analogico a digitale per la televisione. Un passaggio che si dovra' completare entro il 2006. In Italia e' quasi pronto il regolamento col quale si stabilira' quanti saranno i canali televisivi disponibili e a quali tipologie di servizi saranno attribuiti. Poi si passera' alla gara per aggiudicarsi gli spazi. Tutte le reti nazionali che hanno oggi la concessione avranno diritto a proseguire le trasmissioni in digitale. Poi ci saranno alcune televisioni locali e canali di servizio, come quelli dedicati alla guida programmi o alle previsioni del tempo. E' facile pensare che diverse televisioni attualmente sul satellite andranno anche sui ponti terrestri. Questo e' possibile perche' lo spazio disponibile si amplia: in ogni canale analogico attuale ci stanno fino a otto canali digitali. Invece di cinquanta televisioni potremo vederne quattrocento! In pratica le cose saranno un po' diverse. Per trasmettere un segnale pulito puo' essere necessario avere molto spazio, molta banda. Se poi ci aggiungiamo piu' lingue o servizi come un televideo evoluto o qualche forma di interattivita' la banda puo' crescere a dismisura. Questa scelta non e' fatta dell'emittente ma dal legislatore. Sta a lui stabilire quante licenze potranno essere concesse e quindi sara' lui a stabilire quanta banda ciascuno potra' usare.

 

LO SCENARIO EUROPEO
Alcuni Paesi come Svezia, Gran Bretagna, Portogallo e Spagna hanno gia' imboccato la loro strada. La Francia lo sta per fare. In Gran Bretagna viene utilizzata una potenza di trasmissione bassa per evitare di disturbare il segnale analogico in questa fase di transizione iniziata nel 1998 che si concludera' entro il 2005. Ci sono 1,1 milioni di abbonati, troppo pochi per consentire a un qualsiasi network di sopravvivere. La situazione non e' migliore in un altro paese pioniere del digitale, la Svezia. Sono partiti nell'aprile del 1999 con sei canali pubblici e non hanno superato la soglia degli 80 mila abbonati. La Spagna ha cominciato la sperimentazione nel maggio dello scorso anno e ha deciso di puntare su pochi canali con molti servizi. Ancora piu' marcata la scelta in questa direzione del Portogallo, che ovviamente non ha bisogno di tanti canali visto che la popolazione e' relativamente poca: in questo Paese la tv digitale sara' molto interattiva, almeno sulla carta. Completamente diversa la scelta francese che sta varando un regolamento in questi giorni che verra' applicato dalla fine del 2002, in tempi dunque del tutto analoghi a quelli italiani. Vediamo alcuni scenari nel dettaglio.

L'ESPERIENZA STATUNITENSE
Negli Stati Uniti solo il 45% dei canali e' gratuito, mentre in Europa lo sono il 60%, ci spiega Gilles Fontaine responsabile del reparto media di IDATE, una societa' di ricerca e consulenza (www.idate.fr). Negli Stati Uniti la televisione digitale fu introdotta con l'obiettivo di arrivare all'alta definizione, come e' accaduto in Giappone. Ma il mercato USA e' molto diverso, e analogamente a quello che e' accaduto coi cellulari si sono trovati troppo avanti, hanno fatto un loro mercato, e quando e' arrivato il resto del mondo che ha costruito standard in collaborazione gli Stati Uniti sono rimasti soli e tecnologicamente indietro. Sa la storia si ripetera' probabilmente vareranno uno standard incompatibile avanzato che si terranno poi per il doppio degli anni di quanto avviene in Europa, o il triplo degli anni rispetto al Giappone.

 

LO SCENARIO FRANCESE
Secondo Gerald Ganascia, ex direttore delle ricerche del CSA, l'authority francese, ci saranno complessivamente 33 canali. Di questi, 8 canali saranno del servizio pubblico, 5 canali di Canal Plus, 4 canali di TF1, 3 canali del gruppo M6, e 10 canali nuovi di editori che non hanno mai fatto tv. Tra i candidati ci sono Lagardere, Pathe', Suez, Ballare' ecc. Per vederla in un'altra forma, avremo quindi le 6 reti nazionali attuali a cui si aggiungeranno i 3 nuovi canali pubblici, poi due canali di cinema e sport (Canal Plus e TPS star), 18 canali su cui confluiranno editori televisivi attualmente sul satellite o il cavo; 2 canali locali, 1 canale di guida ai programmi. Tutto questo quando accadra'? In teoria il lancio del servizio commerciale avverra' nel dicembre del 2002, ma Ganascia ritiene che piu' probabilmente tutto slittera' almeno al settembre del 2003.

LO SCENARIO INGLESE
Sul piano teorico il modello inglese e' quello piu' integrato, o meglio lo sarebbe se fosse possibile avere un'integrazione gia' oggi tra i diversi mezzi. Il risultato e' uno scenario del tutto disintegrato, come ci spiega John Foley direttore del Convergent Decision Group britannico. Le televisioni digitali in Gran Bretagna attualmente sono Sky Digital sul satellite, NTL e Telewest sul cavo, ITV digital sul digitale terrestre. BBC, Channel 4 e Channel 5 sono presenti su satellite, cavo e digitale terrestre. Per vedere le tv digitali in Gran Bretagna si paga, ma poco. Nonostante questo gli abbonati sono poco piu' di un milione, anche perche' la copertura del segnale terrestre e' scadente. Grandi gruppi come Carlton e Granada hanno gia' perso molti soldi, qualcosa come 1,2 milioni di sterline. La scorsa settimana e' stato varato il digital action plan che e' un passo avanti per dare degli indirizzi di sviluppo del settore (www.dtg.org.uk). L'authority inglese si e' inoltre impegnata a stabilire al piu' presto una data per il passaggio al digitale, il cosiddetto switch off, quando si spegnera' l'analogico. Saranno anche ridotti i costi delle licenze e potrebbe essere consentito a Carlton e Granada di unirsi, cosa che l'antitrust non ha mai permesso. Inoltre in Gran Bretagna non si puo' fare cross promotion sui diversi mezzi, il che e' abbastanza curioso in un'epoca di convergenza. Foley ritiene che per lanciare il digitale sia prima di tutto necessario avere dei canali esclusivi, che si vedono solo in digitale e in grado di conservare gli ascolti, cosa che ora non accade. Gli inserzionisti sono scesi del 15% rispetto allo scorso anno. Nelle case dotate di ricevitore digitale il peak share non supera il 20%. Pochi ascolti significa pochi soldi da investire, quindi meno qualita' e un circolo vizioso che porta all'attuale situazione di difficolta'. Il digitale terrestre ha bisogno di abbonati. Foley ritiene che il breakeven potrebbe essere raggiunto nel settembre del 2004 quando si avranno almeno 1,7 milioni di abbonati. Ma questo si otterra' se saranno risolti i problemi di copertura e contrastato il fenomeno crescente della pirateria. Foley parla anche dell'esperienza della tv in internet: un fallimento. Nessuno vuole fare shopping sulla tv, anzi tutti gli esperimenti di interattivita' sono stati un disastro. Lo spettatore televisivo e' passivo, non risponde a richieste e stimoli, al massimo legge un messaggio di posta o puo' essere coinvolto all'interno di una comunita' tipo chat. Finita li'.

Appare dunque difficile trovare una via europea alla tv digitale. La diversita' di approccio potrebbe metterci nelle condizioni di sviluppare prodotti decisamente incompatibili, limitando la diffusione dei programmi e delle informazioni. Una mancata armonia tecnologica potrebbe cambiare il ruolo della televisione come media centrale della convergenza. L'esperienza inglese da questo punto di vista e' molto interessante, e da' dei segnali che e' opportuno cogliere.




 

 

 

 

 

 

 

 

 


 

 


 

 


 


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